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L'etica è una scienza pratica che ha come oggetto di studio il comportamento dei singoli, e come fine supremo il raggiungimento della felicità, ovvero la condizione di benessere che l'uomo sperimenta quando sta bene con se stesso e con gli altri.
Nella concezione platonica, l'etica dipendeva da valori assoluti e universali, come l'idea di Bene. Invece, l'etica di Aristotele si dimostra più aperta, flessibile e attuale. Aristotele non si basa infatti su principi astratti e assoluti, ma si sforza invece di trovare un compromesso, un equilibrio tra diverse prospettive, dipendenti dai differenti contesti storico-culturali degli uomini.
Proprio per questo motivo, il filosofo non considera l'etica una scienza esatta come la matematica e utilizzerà un metodo dimostrativo valido per lo più o in linea di massima; infatti, l'etica, occupandosi del comportamento degli uomini deve tenere conto che essi sono diversi dipendentemente il contesto storico culturale e che i loro comportamenti dipendono dalla loro libertà. Pertanto, da questo punto di vista, Aristotele è più vicino al relativismo conoscitivo dei sofisti. Aristotele afferma inoltre che nell'agire etico bisogna utilizzare la saggezza pratica, che si contrappone al nous, ovvero alla conoscenza intellettuale.

Il filosofo esprime la sua concezione di etica attraverso una metafora interessante nell'Etica Nicomachea: coloro che si appellano a principi etici universali si comportano come un architetto che usa un metro rigido per misurare delle curve. Egli dovrebbe utilizzare invece un metro flessibile. L'etica di Aristotele rivela un grande realismo e rifiuta ogni estremismo.

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