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L'amore omosessuale nell'antica Grecia Per i greci l'educazione non è un'attività puramente intellettuale, ma coinvolge anche le energie irrazionali dell'uomo. Platone individua nell'eros la forza istintiva che anima il processo educativo, affermando che gli impulsi della passione e del desiderio svolgono un ruolo importante nel processo di formazione della personalità. Il filosofo ateniese valorizza soprattutto la funzione educativa dell'eros omosessuale, recuperando un elemento tipico della cultura aristocratica. La relazione fra maschio adulto e ragazzo si era infatti affermata come importante vincolo sociale nella vita dei guerrieri al tempo delle migrazioni delle stirpi; si era conservata all'interno degli ambienti militari spartani; e si era poi diffusa nelle cerchie nobiliari ateniesi fortemente influenzate dai costumi di Sparta. Sia nella comunità militare in cui era nata, sia nella società civile, questa forma di rapporto era considerata un importante veicolo di trasmissione di valori sociali, poiché l'adulto prolungava nei confronti del giovane amato l'opera educativa paterna, preparandolo, mediante l'affettuosa protezione e i consigli, al suo futuro ruolo di cittadino e di uomo libero. In Atene non mancava peraltro chi criticava questa forma di amore, duramente combattuta per esempio dai sofisti.

Eros e spiritualità

Platone riafferma il valore positivo dell'amore fra uomini, ma nel medesimo tempo ne trasforma il significato. Superando la concezione comune, che vede nell'eros soltanto l'attrazione che spinge l'amante verso il proprio oggetto, egli presenta Eros come il demone che fa da intermediario fra uomini e dei e che dunque colma il divario fra l'esperienza terrena e il mondo delle essenze ideali ed eterne. Il desiderio umano diventa così l'impulso a possedere eternamente il bene; diventa desiderio di immortalità. Si comprende anche perché l'atto del generare sia il naturale fine dell'amore: esso è infatti il mezzo con il quale l'individuo, perpetuandosi in un figlio, può partecipare della perennità della specie pur morendo come singolo. Ma la generazione fisica non è l'unica possibile: l'uomo può infatti partorire anche figli spirituali, cioè opere, nate dal suo ingegno, che durino nel tempo. Proprio le nature che sono «gravide rispetto all'anima», e cioè portate a realizzarsi nell'ambito dello spirito, si rivolgono a persone dello stesso sesso: esse cercano un compagno affine e, dopo averlo trovato, in costante intimità con lui, danno alla luce i ragionamenti e il sapere che portano dentro di sé.

Eros e maieutica

L'incontro amoroso è educativo perché è un'occasione maieutica in cui un'anima viene aiutata dall'altra a realizzare la propria natura. All'interno di questa concezione, Platone colloca quel particolare rapporto fra maestro e discepolo che era un aspetto importante della relazione fra adulto e ragazzo praticata negli ambienti dell'aristocrazia. Nel racconto che Alcibiade fa nel Simposio, della propria esperienza con Socrate, appare evidente come Platone rovesci Io schema tradizionale, secondo cui il maestro, attratto dalla bellezza del giovane discepolo, gli forniva protezione e consigli ricevendone in cambio venerazione e affetto. Ora è la bellezza esclusivamente interiore di Socrate a diventare oggetto di amore da parte del giovane, ed è proprio questo eros del discepolo l'energia vitale che può condurre all'educazione della sua personalità. L'azione educativa di Socrate nei confronti dei giovani, infatti, non consiste tanto nel fatto che egli proponga efficaci esempi di coraggio e di dominio di sé, 'bensì nella sua capacità di distogliere l'eros del giovane dalla propria persona e indirizzarlo verso la ricerca della verità, che ne costituisce l'autentico oggetto.

Il maestro, il discepolo e l'eros

La passione fisica o emotiva che lega un individuo a un altro è infatti sempre, nella prospettiva socratico-platonica, il segno di una relazione di ordine superiore che, mediante l'attrazione verso la particolare bellezza di un corpo o di un'anima, congiunge l'innamorato alla più alta bellezza delle essenze ideali. In questo spirito avvengono, secondo Platone, gli incontri di Socrate con i giovani: accostandosi ai ragazzi egli non parla loro di ciò che li ha spinti l'uno verso l'altro, ma sposta immediatamente il colloquio sui temi dell'educazione spirituale e civile. In tal modo, Socrate fa sì che l'eros del discepolo non divenga culto della persona del maestro, ma che anzi quest'ultima possa porsi come tramite verso la contemplazione del mondo ideale. Ciò richiede che anche l'eros del maestro abbia effettuato quella educazione dell'anima che intende sollecitare nel giovane: maestro non è colui che sa e che trasferisce il suo sapere in altri, ma colui che costantemente effettua un'autoeducazione dell'anima e, su questa base, si propone al discepolo.

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