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L'apertura di nuove “scuole”


Anche la cultura comincia a rispecchiare questo orientamento: al modello della vita politicamente impegnata si contrappone (e si contrapporrà sempre più) quello dell’uomo privato, lontano dall’attività pubblica, chiuso nei suoi interessi e nella sua aspirazione ad una vita tranquilla.
Il professionismo si afferma in Atene anche nella vita intellettuale. Ai Sofisti, professori itineranti, subentra la scuola di retorica e politica di Isocrate.
Platone apre la sua Accademia: una scuola filosofica e, insieme, di formzione scientifica e politica, che durerà più di 900 anni e verrà chiusa da Giustiniano nel 529 d.C. Essa, vivo Platone, da un lato funziona come vero e proprio istituto di ricerca, frequentato da giovani intellettuali e da scienziati provenienti da diverse città, uniti da convinzioni e programmi comuni di lavoro; dall’altro è luogo di formazione politica, da cui escono filosofi che si impegneranno — in diverse città — in tentativi di riforma costituzionale. Le scuole si costituiscono attorno aduna forte personalità e sono un luogo di ricerca in comune nel quale si svolge un lavoro in équipe, si
accumulano conoscenze e si producono strumenti del sapere come i libri.
La filosofia, che nel IV secolo a.C. acquista le sue forme più alte e significative, elabora e interpreta questo mutamento, ma in forma ancora contraddittoria. Essa sottolinea, infatti, sempre più il valore della conoscenza disinteressata e sembra talvolta offrire un rifugio in un’età di disordine e di caduta delle antiche certezze. Nello stesso tempo, svolge ancora un ruolo politico e progettuale nella crisi della pòlis, come mostreranno la vita e l'opera di Platone.
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