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La concezione edonistica di Epicuro è caratterizzata da due importanti concetti originali, cioè il collegamento del piacere con la natura e una gerarchia di diversi piaceri.

Piacere e natura


Il piacere inteso in senso epicureo innatura l’uomo, crea conciliazione e armonia con la natura. È il ritorno dell’uomo alla natura, al piacere fisico nel senso etimologico del termine. L’uomo è infatti snaturato quando introduce una dinamica di bisogni e desideri fittizi, che lo portano poi al dolore, pegno e frutto di ogni piacere innaturale. Il vizio è voler infliggersi da sé dei dolore, il vizioso è il grande masochista umano.

Gerarchia dei piaceri

Epicuro propone una precisa gerarchia dei piaceri, su tre livelli. Si parte dai "piaceri naturali e necessari", come per esempio il mangiare e dissetarsi nei termini essenziali, che se non soddisfatti si ha sofferenza, piacere perfettamente corrispondente alla nostra dimensione naturale. Poi si hanno i "piaceri naturali ma non necessari", come per esempio il mangiare bene. Infine vengono descritti i "piaceri non naturali e non necessari", che portano al dolore, tra cui rientrano sia gli eccessi che, soprattutto, ciò che appartiene all’esteriorità (fama, potere, etc…). Danno l’illusione di essere piaceri recando però in sé sofferenza
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