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Il diritto naturale per Epicuro


Per Epicuro non esiste alcuna forma di una giustizia naturale, diritto naturale, come vogliono invece le concezioni giusnaturaliste, cioè il concetto del giusto secondo natura è un mito senza riscontro nella realtà, soltanto l’utile, possibilmente quello della comunità, deve guidare l’azione umana e le leggi che regolano le interazioni tra uomini. Poiché l’utile varia a seconda delle circostanze storiche e dei ruoli, sarà possibile cambiare le leggi e le istanze di giustizia solo conformemente all’utile del momento. In questa prospettiva il giusto è posto dall’uomo in vista del proprio utile, e crolla dunque l’idea storica di un giusto universale ed eterno. Piuttosto un giusto stabilito consensualmente dagli uomini in vista della propria utilità.
Si può azzardare l’ipotesi che questa visione epicurea abbia anche in questo caso finalità terapeutica di pacificazione dell’animo umano. L’idea che la legge così com’è non possa essere in nessun caso aggiustata dall’uomo in base ai suoi bisogni, in quanto universale, non può che provocare turbamenti e sgomento. Quindi una giustizia che sia modificabile persino a seconda delle esigenze che affiorano all’interno di una società. In questa prospettiva le leggi non possono essere altro che vie istituzionalizzate per avvicinarsi alla felicità.
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