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Protagora


La sua affermazione più nota: “l’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono.”
Con la filosofia di Protagora emerge una visione diversa della verità e della conoscenza filosofica.
La verità non è più un principio universale, stabile ed eterno, indipendente dalle vicende umane.
La conoscenza non può essere oggettiva, ma dipende dall’uomo, il soggetto, che la elabora attraverso le proprie esperienze, opinioni, idee, obiettivi, interessi personali.
Ne consegue che né la verità, né la conoscenza sono indipendenti dall’uomo, ma al contrario sono del tutto dipendenti e relative a quanto ogni soggetto intende vedere o ha interesse a mettere in evidenza. E’ dunque l’uomo che crea la verità in base a ciò che gli interessa conoscere e non è la verità che si rivela all’uomo tramite l’intuizione filosofica o le capacità dell’intelletto.
La filosofia e la conoscenza, quindi, secondo Protagora, devono porsi come obiettivo non la scoperta di verità assolute, metafisiche, trascendenti, ma di quelle pratiche, ossia utili ad una condotta etica e politica efficace per rafforzare i legami personali nell’ambito della comunità.
Il criterio dell’utilità è l’unico valido, non un utile egoistico, ma finalizzato all’utile dei più, della maggioranza dei cittadini. Il linguaggio filosofico quindi deve mirare a far comprendere attraverso la perspicacia dei discorsi, la chiarezza e coerenza delle argomentazioni e la forza persuasiva derivante dalla modulazione dei toni, dei colori, delle immagini che le parole evocano nella mente e nella fantasia degli ascoltatori. Le parole devono essere indirizzate alla comprensione di quanto potrebbe essere più conveniente ed utile al rafforzamento e alla sopravvivenza della comunità.
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