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Epicuro e Aristotele - Vita di contemplazione


Aristotele aveva messo in luce la natura strumentale di tanti beni che noi cerchiamo nella via verso la felicità. Invece, quest’ultima non può essere razionalmente spiegata, in quanto risponde ad un desiderio innato dell’uomo, istintuale. Perché, sappiamo forse con certezza che cosa vogliamo (la felicità), ma non siamo in grado di motivare il perché lo vogliamo. Ciò che è innovativo in Epicuro è la soluzione prospettata. Infatti Aristotele concludeva che al vita felice sta nella vita secondo ragione, in contemplazione (etica eudemonistica, senza essere edonistica). Per Epicuro la filosofia ha essenzialmente funzione terapeutica, volta a curare i mali annidati nell’anima umana, in un’operazione catartica e purificatrice. Così intesa, l’indagine filosofica è la strada più efficace per essere felici, ed essere tali significa possedere un animo sgombro e stabile. Dai presocratici fino ad Aristotele si era posto l’accento in modo diverso sul primato della teoresi, mentre l’etica diventava un momento secondario. La rivoluzione epicurea sta nel mutare il punto di vista del pensiero greco, ponendo al centro dell’indagine filosofica non la verità ma la libertà e la felicità. Rispetto alle quali la filosofia stessa viene intesa come mero strumento. Oggetto che cede passo al soggetto, il mondo all’uomo, la verità alla felicità. Vengono messi al bando tutti i grandi sistemi metafisici.
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