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Ecateo


Alla constatazione che — pur nelle drammatiche contraddizioni della vicenda umana — si possa cogliere una tendenza verso il progresso, si accompagna un atteggiamento nuovo verso la storia dell’umanità, la cui ricostruzione non è più affidata alla sola narrazione mitica. Anzi, proprio alla critica del mito, effettuata fra il VI e il V secolo a.C. da Ecateo di Mileto, si fa risalire la nascita di una storiografia scientifica. Questa si basa sulla historfa, cioè sull’indagine e sull’analisi di fitti, situazioni e documenti di carattere storico-geografico ed etnologico che l’espansione delle città elleniche, lo sviluppo delle attività mercantili e del sistema di relazioni con civiltà confinanti o lontane permette ora di raccogliere, analizzare e valutare. Nella sua opera Genealogie, nel tentativo di ricostruire le origini storiche delle città, Ecateo sottopone a revisione critica teogonie e genealogie tradizionali, confutando, in particolare, la pretesa delle città più famose di essere state fondate da un dio o quella di famiglie dell’aristocrazia di discendere da qualche eroe. In tal modo la storia umana tende a prescindere da riferimenti alla tradizione religiosa, I racconti mitici (che Ecateo di per sé non rifiuta) vengono sottoposti al vaglio dell’esperienza e, quando su questo piano appaiono troppo poco verosimili, vengono apertamente messi in discussione e ridotti ad aspetti della realtà quotidiana: così, ad esempio, il mitico Cerbero (il cane feroce posto a guardia dello Stige, il fiume dei morti) viene ritenuto un semplice serpente velenoso.
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