Antois di Antois
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DEMOCRITO

Democrito nacque nel 470 a.C ad Abdera (città della Grecia situata sulla costa della Tracia ) e morì nel 350 a.C. Poco sappiamo della sua vita: cresciuto tra le ricchezze, pare abbia rinunciato ad una parte dei suoi averi per dedicarsi agli studi e ai viaggi, ma anche che abbia perso la vista. Si tramanda che visitò l’Egitto, l’Etiopia, l’India e naturalmente anche Atene, dove, anche se non venne preso in considerazione, ebbe modo di entrare in contatto con la cultura sofistico-socratica. Egli è il più grosso esponente del materialismo (che riconduce la realtà a motivazioni oggettive di carattere materiale e non spirituale). Fu anche il primo teorico dell’atomismo: nella sua indagine della realtà materiale, a Democrito interessa scoprire qual è il fondamento ultimo delle cose che ci circondano e che compongono la realtà materiale, ovvero l’atomo.

Democrito sostiene che quando un qualsiasi oggetto viene diviso all’infinito, non si giungerà mai ad avere nulla, perché alla fine del processo di divisione verrà fuori qualcosa di minuscolo e di indivisibile, l’atomo [a = alfa privativo; tomo = temno (tagliare)]. L’atomo costituisce l’elemento base di ogni materia. Gli atomi per generare la realtà materiale hanno bisogno di uno spazio vuoto nel quale muoversi per incontrarsi casualmente, dando origine ad “aggregati di atomi”, e disgregarsi per formare altri aggregati. Gli atomi si differenziano per aspetti quantitativi (alcuni sono più grandi, più piccoli, più rotondi, più quadrati), non per aspetti qualitativi (sono tutti materiali, indivisibili, eterni, infiniti e immutabili). Democrito si avvicina ad Eraclito, perché il suo pensiero e la sua filosofia considera fondamentale il divenire (perché gli atomi sono sempre in movimento) e si distacca dalla negazione di Parmenide del divenire, mentre concorda con egli per quanto riguarda la conoscenza sensibile e quella razionale, poiché i dormienti si limitano a vedere la realtà costituita da aggregati di atomi, mentre i desti riescono a distinguere il singolo atomo. Democrito è un teorico del “meccanicismo” (teoria che tenta a ricondurre la realtà al movimento), ma anche del “causalismo” (idea secondo la quale ogni evento nel mondo materiale sia determinato da una circostanza ben determinata). Secondo Democrito, infatti, l’universo è dominato dalla casualità e anche gli dei sono costituiti da atomi (quindi si conduce la sfera divina all’interno di quella materiale).

A Democrito si attribuisce l’abbozzo di una teoria dell’evoluzione e del progresso fondata sul valore della  e suddivisa in tre fasi, anche se queste sono strettamente intrecciate:

- 1° fase:
Inizialmente gli uomini vivevano isolati, ovvero erano come degli atomi assestanti, e per tale motivo erano maggiormente esposti a pericoli di ogni genere e ad animali feroci. In seguito gli uomini riescono ad aggregarsi per mezzo del linguaggio, che non si differenzia molto da quello animale. Questo linguaggio ha origini caotiche e confuse: è un insieme di suoni articolati, che però vengono intesi in modo tale da abbozzare una sorta di comunicazione tra di loro. Gli uomini comprendono che vi sono molti oggetti in natura con i quali è possibile difendersi (ad esempio il fuoco, che ha origine dallo sfregamento di due pietre).
- 2° fase (fase “arcaica”):
In questa fase la parola viene utilizzata per implicare le entità sovrannaturali, ovvero gli dei (che erano ritenuti responsabili di cataclismi e di altri problemi vari)
- 3° fase:
La parola viene utilizzata per indicare gli oggetti della realtà che la circondano e che l’uomo può utilizzare come strumenti di difesa. Questo prende il nome di “linguaggio convenzionale”: ogni vocabolo ha un determinato significato ed è come una sorta di “etichetta” che differenzia un oggetto da un altro. Tra il nome e la cosa designata non deve esserci necessariamente un rapporto, quindi il termine è un simbolo convenzionale di quella cosa, mentre nell’età arcaica vi era una strettissima corrispondenza tra la parola e la realtà enunciata.
Per Democrito il linguaggio è lo specchio dell’evoluzione umana.

Democrito assume una posizione originale anche sul piano della concezione etica o morale. L’etica di Democrito viene definita etica della saggezza, poiché con egli parla della crisi della polis come orizzonte etico dell’individuo. La polis era un organismo all’interno del quale l’uomo era libero e trovava i criteri per comportarsi civilmente. Con la scomparsa della polis questi valori morali vanno persi e Democrito contrappone alla polis la cosmopolis: ovvero, l’uomo può trovare i suoi valori non all’interno della polis, ma in ogni città della Terra. L’uomo saggio ha in sé la virtù, ovvero la norma del proprio agire. Democrito crede che l’anima è la dimora della nostra sorte: ogni uomo è padrone del proprio destino e può stabilirlo in base al suo comportamento (per tale motivo l’uomo è antropocentrico). L’uomo può commettere delle azioni virtuose o non virtuose:

- azione virtuosa: io non derubo una persona perché credo che sia sbagliato;
- azione non virtuosa: io non derubo una persona perché ho paura delle conseguenze e di finire in carcere.

Inoltre la bontà risiede nelle azioni: non basta non commettere il male, ma è necessario che si abbia l’intenzione di non commetterlo, poiché le intenzioni valgono più delle conseguenze. L’uomo deve essere in pace con se stesso e questo concetto prende il nome di “morale autonoma”, alla quale si contrappone la “morale eteronoma”. In base alla morale autonoma, il criterio dell’azione è interno all’uomo, che agisce in base alla propria convinzione e non si basa su delle leggi che sono immutabili (come invece avviene nella morale eteronoma).

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