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Il rapporto tra conoscenza e tecnica nell’antica Grecia e oggi

Quando parliamo di scienza, ci riferiamo ad un complesso organico di conoscenze teoriche; quando invece parliamo di tecnica ci riferiamo ad un fine essenzialmente pratico ed operative. Inoltre, concepiamo un’altra netta divisione: da una parte la cultura umanistica (la quale comprende le scienze umane), e dall’altra la cultura scientifica (la quale è costituita dalle scienze della natura, quali ad esempio: la fisica, la biologia, la scienza ecc..).
Invece, per i Greci del quinto secolo a.C., la filosofia, la scienza e la tecnica non potevano essere considerate separatamente: il filosofo, infatti, era scienziato, matematico ma anche esperto delle tecniche.
Il termine “tecnica” deriva dal vocabolo greco “technè” e significa letteralmente “arte”, “conoscenza pratica delle cose”, pertanto, esso indica sia la capacità di intervenire su di esse in modo proficuo, quindi l’arte della trasformazione del mondo fisico, sia la sua conoscenza. Un lampante esempio del complementare rapporto tra conoscenza e tecnica è l’aneddoto di Talete da cui si evince che questo binomio conoscenza-tecnica è garante del successo. Nonostante queste divergenze tra la mentalità greca e quella attuale, possiamo riscontrare un elemento di analogia e di continuità: il metodo rigoroso e razionale. Quest’ultimo venne ideato proprio dai Greci, che collegarono l’esperienza sensibile alla razionalità.

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