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Un caso di agnosticismo religioso?


“Agnostico” (un termine coniato nell’età contemporanea) indica chi non esiste,
prende posizione né a favore né contro l’esistenza degli dei. Anche a Protagora è stata attribuita una simile posizione per un frammento sugli dei in cui afferma: “non posso dire né che esistono né che non esistono né quale sia il loro aspetto. Molte cose, infatti, ne impediscono la conoscenza: l’oscurità dell’argomento e la brevità della vita umana”. Già da parte di alcuni suoi contemporanei questa affermazione viene presentata come una posizione di ateismo mascherato. Pur senza avere elementi validi per comprovare questa interpretazione, è certo che la tesi protagorea colpiva al cuore uno dei pilastri della pòlis, rappresentato dalla religiosità tradizionale. Per questo, dunque, egli venne giudicato, condannato e costretto
alla fuga.
L’affermazione di Protagora era un segno della radicalità dell’attacco e della critica alla cultura tradizionale? Era una riprova delle posizioni spregiudicate che circolavano — come era già testimoniato dalle affermazioni di Anassagora — nel gruppo di intellettuali del “circolo” di Pericle? Oppure rivelava la consapevolezza dei limiti invalicabili della conoscenza umana?
E certo, comunque, che nel quadro del razionalismo sofistico una riflessione e una considerazione positiva del fatto religioso non trovano spazio.
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