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La metafisica di Aristotele

Abbiamo detto che Aristotele si occupa di tutto, ma lo scibile umano lo divide in tre categorie essenziali:
Scienze teoretiche: di cui fa parte la metafisica (la più importante), la matematica e la fisica (che include anche la psicologia);
Scienze pratiche: cioè la politica e l’etica. Sono definite scienze pratiche perché danno delle indicazioni pratiche che discendono dalle discipline teoretiche che servono a capire com’è il mondo, qual è l’essenza e così via…;
Scienze poietiche: sono le scienze che riguardano il fare concreto, il lavoro. Per il mondo greco le attività manuali sono gerarchicamente inferiore all’attività teoretica. Questo nel tempo ha generato molti equivoci che li possiamo riscontrare anche nel nostro periodo.

La metafisica


Il termine “metafisica” è stato introdotto da Andronico da Rodi che definiva “seconda navigazione”. Aristotele lo definiva in particolare “filosofia prima” per distinguerle dalle scienze pratiche e poietiche (esiste anche la filosofia seconda).
Che cos’è la filosofia prima o metafisica?
Lui della metafisica da diverse spiegazioni. Studia vari concetti, il primo tra tutti è “l’essere in quanto essere”.
L’essere in quanto essere (considerato il primato): questo è il problema primo di Parmenide, il quale afferma che “l’essere è e il non essere non è”, negando il non essere e quindi il movimento, il divenire. Già Platone lo aveva recuperato e ancora meglio lo definisce Aristotele che afferma che può essere suddiviso in:
Categoria: l’essere non è univoco, non ha una sola spiegazione, ma è l’insieme di tante cose. Considerando per esempio un uomo, non è un essere univoco: intanto è una sostanza, ma è un alunno, un figlio e così via… Bisogna stabilire la quantità, la qualità, il luogo in cui si trova. L’essere per essere definito bisogna catalogare in dieci categorie. La categoria essenziale è la sostanza. Gli altri come la qualità, la quantità, la direzione sono collegati tutti alla sostanza. Kant riprende il concetto di categorie e saranno dodici, un’altra differenza è che Aristotele definisce categoria che serve per definire le qualità degli individui, mentre per Kant sono strumenti che l’uomo ha per servono organizzare il mondo.
Accidente: per accidente si intende qualcosa che è fortuito, occasionale, non legato al suo essere o alla sua sostanza. Ciò che non è accidentale non è oggetto di studio scientifico; la casualità, la fortunata non sono né ai tempi di Aristotele né ai tempi nostri oggetti di studio.
Potenza e atto: oggetto di studio più importante. Consideriamo ad esempio un uomo che è in atto nella sua attività lavorativa, ma ciò che è in atto oggi può essere in germe da quando era nato, tutte quelle cose che non si sono sviluppate, ma che aspettano di diventare realtà. Nella sua nascita, in potenza, già si hanno delle caratteristiche e che permettono di svilupparle successivamente. Allo stesso tempo un uomo è in potenza, ma nello stesso tempo è impotente di ciò che può accedere nel futuro. Aristotele con il concetto di “potenza e atto” spiega il divenire, il passaggio dall’essere al non essere continuo. Il non essere non è una negazione ma è ciò che è già stato e non può essere e ciò che sarà e che ancora non è.
B. LE CAUSE O I PRINCIPI PRIMI: esso si può classificare in:
causa materiale: spiega ciò che costituisce un oggetto (ossa, membra per esempio). E’ il principio che spiega le cose.
causa formale: ciò che forma, ciò che fa essere una cosa piuttosto che un’altra. Vedremo che nell’uomo, la causa formale è quello che Aristotele definisce anima. E’ il quid particolare che fa essere una cosa piuttosto che un altro. L’unione di materia o forma origina un concetto che definisce sinolo.
causa efficiente: ciò che da un movimento immediato, ciò che da origine. Abbiamo distinzione in causa efficiente immediata e causa finale.
causa finale: indica lo scopo ed il fine della sua vita.
C. La sostanza
Aristotele indica con il termine sostanza l’individuo concreto come un uomo, un animale, nella quale viene identificato con le categorie. Una volta catalogate e definite le cause, iniziamo a capire la sostanza. La sostanza è studiato in quanto singolo cioè unione inscindibile di materia e forma, cioè di causa formale e materiale. La sostanza può essere identificata nella materia separata, nella forma e nel sinolo: nella materia separata può essere considerata sostanza, ma in maniera impropria; nel sinolo è espresso in maniera più propria; la forma o entelechia è per Aristotele la sostanza per eccellenza perché quella parte soprasensibile che dà forma alla materia alla realtà nella sua forma più propria.
D. Dio
Questo settore particolare presente nel libro dodici della metafisica (o filosofia prima), Aristotele cerca di capire se c’è o meno Dio o poi cerca di capire cos’è.
Per risalire all’affermazione o negazione di Dio, lui si rifà al concetto di potenza e atto. Ogni cosa ha infatti delle potenzialità che deve ancora esprimere, ma anche delle attualità che sono espressioni già compiuto di quello che ha un singolo individuo; questo implica il concetto di movimento e di temporalità perché il passaggio continuo da potenza in atto implica un movimento (divenire continuo). Ma il passaggio dalla potenza e atto è implicato da qualcos’altro, non è causato da noi, ma ogni movimento ha una sua causa. Ogni passaggio dalla potenza e atto ha una causa e andando a ritroso possiamo trovare all’infinito le cause: la nascita di una persona è causato dai genitori, ma a loro volta la nascita dei genitori è causato da altro e così via discorrendo. Ora l’origine di tutto questo movimento, cause che hanno dato origine a movimenti, ci deve essere a ritroso una causa prima che ha causato l’origine di tutti i movimenti, ma è anche causa sui, cioè provoca il movimento e causa altrui, ma ha una sua causa dietro. Questo ente, lui lo definisce primo motore immobile: primo perché è il primo che ha impresso il movimento e continua nel corso del tempo; motore perché è causa del movimento di ciascun altro ente; immobile: se non fosse immobile avrebbe anche lui dei movimenti, invece è immobile che per Aristotele, così come per i greci, significa che ha raggiunto la pienezza del suo essere che ha già l’atto puro e non la potenza.
E’ inoltre definito come sostanza incorporea perché abbiamo detto, parlando del sinolo, che la materia è in potenza di ciò che deve ancora essere, la forma è l’attualità della potenza, quindi la materia è sempre qualcosa in divenire e che deve raggiungere delle perfezioni. Un ente che si definisce perfetto quindi non può avere materia è incorporeo (non ha causa materiale, ma solo causa formale).
E’ definito anche oggetto d’amore perché noi cerchiamo d’amare tutto ciò che è perfetto (la perfezione serve per raggiungere la felicità), pertanto è oggetto d’amore proprio perchè è perfetto.
Che cosa fa questo ente, primo motore immobile? Questo è un concetto molto complesso che può essere attribuito perfettamente a Dio pensa a sé stesso: pertanto può essere considerato come pensiero di pensiero. Premettiamo che il Dio Aristotelico è un Dio precristiano che non può essere attribuito al nostro Dio: intanto non è creatore (il concetto di creazione è introdotto nella filosofia di pensiero dal cristianesimo); il creatore ama le sue creature, ma colui che non ha creato è indifferente; inoltre nella mentalità greca pensare a qualcosa di inferiore non significa altro che degradarsi e perdere un po' della propria perfezione. Siamo quindi noi che tendiamo alla perfezione, ma lui non tende a noi, pertanto il primo motore immobile può essere considerato come colui da cui tutto parte e tutto torna, è il principio e fine a cui tendiamo (la causa finale perfetta è lui).
Platone, così come Aristotele, affermava che l’attività somma è la catarsi, pensare al sommo bene. Ma se questo primo motore immobile è il sommo bene, co’è l’ottimo per lui? Pensare a sé stesso -> pensiero di pensiero. Ecco come passa le giornate questo ente.

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