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Il primo motore immobile, tra fisica e teologia

Nella Fisica, Aristotele si limita a postulare la necessità di un primo motore immobile eterno, enunciandone molto sommariamente le proprietà: privo di parti e di estensione, esso sarebbe collocato presso la sfera delle stelle fisse, cui impartirebbe il movimento come causa motrice. Del primo motore immobile Aristotele si occupa però anche nella Metafisica. Ciò che contraddistingue l'esposizione della Metafisica è, da un lato, una differente concezione del modo in cui il motore immobile impartisce il movimento ai cieli, dall'altro, lo sforzo compiuto da Aristotele per approfondire le proprietà fondamentali del motore immobile o sostanza immobile. Questa ricerca, che riguarda una sostanza non fisica (è infatti priva di movimento), corrisponde alla parte teologica della filosofia prima aristotelica.

Il primo motore immobile muove come oggetto d'amore

Al secondo aspetto, cioè alle proprietà del primo motore immobile, Aristotele dedica alcune delle pagine più note e solenni della Metafisica. Il primo motore immobile vi è concepito come sostanza immateriale, quindi come pura forma senza materia, e come atto. Infatti, argomenta il filosofo, ciò che è in potenza potrebbe anche non passare all'atto; il movimento, invece, è eternamente in atto, e dunque la sua causa, il primo motore immobile, non può che essere in atto.

Il motore immobile eterno non può però neppure essere atto di una potenza, come l'uomo adulto è atto del bambino: in quanto tale, infatti, potrebbe anche non attuarsi, non essere in atto. Deve perciò essere una sostanza che sia atto senza potenza, dunque atto puro. Così caratterizzato, come puro atto e anche come vita, il primo motore immobile viene a coincidere con il divino, con dio.

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