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Le scienze pratiche secondo Aristotele

L’etica è l’insieme delle regole di ordine pratico che servono a guidare l’uomo nelle attività lavorative. Un uomo serve usa come scopo le scienze pratiche per raggiungere la felicità. L’etica aristotelica è un’etica eudemonistica (cioè ricerca della felicità) -> l’uomo trova vantaggioso vivere secondo etica per poter raggiungere la felicità. In realtà la reale etica non è eudemonistica perché, per Kant, per esempio, si agisce bene non in vista di uno scopo, ma in maniera disinteressata (per esempio con il parto che etimologicamente significa “viaggio che probabilmente è senza ritorno”; la madre quindi partorisce non con uno scopo preciso, ma in maniera disinteressata). Oggi, la felicità per alcuni è edonistica (piacere finalizzato a sé stesso e cercare sempre di provare sempre nuove esperienze). Per Aristotele la felicità edonistica accomuna l’uomo alla bestia perché solo le bestie possono essere felici con soltanto le cose materiali; ricordando infatti la tripartizione dell’anima la felicità edonistica ferma all’anima sensitiva e ciò accomuna l’uomo alle bestie.

Un’altra via è quella dell’onore, ma l’onore non è attribuita dalla persona stessa, ma dagli altri uomini pertanto non può essere accettata.
Un’altra via che può far raggiungere l’uomo è quella dell’accumulo dei beni, ma anche questa non può essere accettata.
Vivere secondo etica per Aristotele è vivere secondo virtù (il suo contrario è essere vizio). La virtù è un insieme di norme che servono a vivere nei migliori dei modi. Per Aristotele esistono due virtù:
Virtù etiche: servono ad orientare e ad avere il comportamento migliore nella virtù pratica. Serve inoltre a garantire sempre ad avere il sopravvento dell’intelligenza rispetto agli impulsi: una persona orientata è colui che non dà ibero sfogo agli impulsi, agli affetti, ma sempre la sua reazione è guidata dalla ragione. Le virtù etiche servono quindi ad agire sempre lasciando l’ultima parola agli impulsi piuttosto che alla ragione. Rispetto a Platone, Aristotele afferma che la virtù etica è anche la ricerca del giusto mezzo tra due estremi che di per sé sono vizi. Il coraggio per esempio è l’equilibrio tra temerarietà e un comportamento avido (paurosa come per esempio don Abbondio nei Promessi Sposi), che spesso è poco generosa.
Virtù dianoetiche: quelle dedicate al mondo soprasensibile e si dividono in due categorie:
Saggezza o phronesis: saper distinguere ciò che è bene da ciò che è male. E’ difficilissimo e chi riesce a distinguerle è il maestro per eccellenza ed essere considerato come un uomo saggio.
La sapienza o sophia: è un esercizio dell’intelletto che deve portare l’uomo alla felicità finale, ma non ultime. La felicità ultima è la contemplazione del sommo bene che lui lo definisce primo motore immobile. Delle virtù dianoetiche troviamo l’arte (considerata come prima contemplazione del sommo bene), la saggezza, l’intelligenza, la scienza e la saggezza (considerato come il gradino più alto).

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