Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Aristotele definisce la mimesi come "imitazione di un'azione", superando la condanna moralistica di Platone e riconoscendo il piacere dell'imitazione come impulso artistico naturale dell'uomo.
  • L'arte ha un valore conoscitivo, poiché imitando verosimilmente l'azione umana, contribuisce a ridefinire il comportamento etico e offre una forma di catarsi per le passioni irrazionali.
  • Contrariamente alla visione idealistica di Platone, Aristotele sostiene che la realtà empirica è vera e formata dal dio, conferendo all'arte un'importanza nel processo di conoscenza.
  • L'arte si colloca a metà strada tra storia e filosofia: la storia narra fatti unici, mentre la poesia rappresenta azioni umane possibili, rendendola più universale.
  • Aristotele non considera l'arte di valore inferiore rispetto alla filosofia, ma piuttosto come un grado intermedio tra la verità empirica della storia e quella universale della filosofia.

Qual è l'idea di mimesi secondo Aristotele?

Ad Aristotele si deve la precisazione, divenuta canonica, dell'idea di mimesi. Nella Poetica, egli dà una definizione oggettiva e svalutativa della tragedia, come «imitazione di un'azione» (mfmesis prdxeos), sottraendola alla condanna moralistica di Platone. Mentre questi ne vedeva soltanto gli aspetti soggettivi (psicologici ed emotivi), egli individua l'esatta origine dell'impulso artistico in un naturale «piacere dell'imitazione». La tendenza imitativa è propria dell'uomo e contribuisce a distinguere la sua intelligenza tecnica da quella degli altri animali. Mentre le bestie hanno naturalmente istinti e comportamenti che non possono modificare, l'uomo rivela la propria natura razionale plasmando se stesso mediante l'azione.

Il valore conoscitivo dell'arte

L'artista, imitando con verosimiglianza l'azione dell'uomo, contribuisce a ridefinirne il comportamento etico. La tragedia è uno spettacolo istruttivo, che consente all'uomo di "purgare" le passioni irrazionali (catarsi). L'arte, proprio in quanto imitativa, ha un valore conoscitivo. Bisogna rinunciare alla visione idealistica delle cose, propria di Platone. La realtà empirica non è copia di un cosmo intelligibile trascendente, ma è essa stessa realtà vera, formata dal dio.

Arte, storia e filosofia a confronto

L'imitazione della natura è dunque propedeutica alla conoscenza della verità, che raggiunge il proprio culmine, tuttavia, anche per Aristotele, con la filosofia o la teologia. Il grado di verità proprio dell'arte la colloca a metà strada fra la storia e la filosofia. La storia è narrazione (dunque anch'essa mimesi) dei fatti, colti nella loro successione cronologica e unicità di accadimento. La poesia è più universale (dunque più vera) della storia, in quanto raffigurazione di azioni umane possibili o verosimili. La filosofia, infine, è conoscenza veramente universale delle cause che determinano la realtà, e dunque si colloca al vertice del sapere. Ma non è esatto concludere (come faceva Platone), dall'inferiore valore conoscitivo dell'arte rispetto alla filosofia, una totale assenza di valore o una squalificazione morale del fare (poièin) artistico. Esso occupa piuttosto un grado inter-medio tra la verità empirica della storia e quella universale della filosofia o della scienza, cui non avrebbe senso rinunciare per mero scrupolo moralistico.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è la definizione di mimesi secondo Aristotele?
  2. Aristotele definisce la mimesi come «imitazione di un'azione», sottolineando il piacere naturale dell'imitazione che distingue l'intelligenza umana da quella degli animali, contrariamente alla visione soggettiva di Platone.

  3. Qual è il valore conoscitivo dell'arte secondo Aristotele?
  4. L'arte, attraverso l'imitazione verosimile dell'azione umana, ha un valore conoscitivo e contribuisce a ridefinire il comportamento etico, permettendo all'uomo di purgare le passioni irrazionali attraverso la catarsi.

  5. Come si colloca l'arte rispetto alla storia e alla filosofia?
  6. L'arte occupa una posizione intermedia tra la verità empirica della storia e la verità universale della filosofia, essendo più universale della storia ma non raggiungendo il grado di conoscenza della filosofia, senza però essere squalificata moralmente.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community