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Potenza e atto

Strettamente collegata alla dottrina delle quattro cause è la coppia di concetti potenza e atto. La potenza (dynamis) esprime 1a possibilità 0 potenzialità, propria di qualcosa, di trasformarsi in qualcos'altro: così il seme è potenzialmente la pianta.

Il termine italiano atto traduce due nozioni-chiave della filosofia aristotelica, quelle di entelécheia e di enérgheia. Entelécheia (da entelés, "compiuto") indica la condizione di qualcosa che abbia raggiunto il proprio fine, realizzando la compiuta attuazione delle proprie potenzialità, della propria potenza. Enérgheia (composta da en, "in", ed ergon, "opera") significa attività. Più precisamente, questo termine designa in alcuni contesti il processo dell'attuarsi dell'entelécheia; in altri, l'esplicarsi delle funzioni proprie (opera o attività) di una sostanza già in atto.

Per esempio, il seme è la pianta in potenza, nel senso che ha la possibilità e la capacità, date certe condizioni, di divenire pianta; la pianta adulta è il seme in atto, in quanto rap-presenta la compiuta, perfetta attuazione (entelécheia) delle potenzialità proprie del seme. Compiutosi il processo attraverso il quale la pianta si attua come pianta adulta (primo significato di enérgheia), l'organismo vegetale perfettamente cresciuto è ormai in grado di svolgere le funzioni (riproduttiva, per esempio) che gli sono proprie, la sua propria attività o opera (secondo significato di enérgheia).

Le nozioni di potenza e atto, come quelle di forma e materia, sono relative: un bambino può infatti, per esempio, essere visto sia come atto del seme sia come potenza dell'uomo adulto. Inoltre, anche in differenti contesti, ciò che è in atto sta a ciò che è in potenza secondo un identico rapporto: il bambino infatti sta all'uomo adulto come la piccola pianta sta al grande albero.

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