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Ariistotele

Aristotele fu discepolo di Platone, rimase infatti all'Accademia fino alla morte del maestro. Fu anche precettore di Alessandro Magno, al quale trasmise la convinzione della superiorità della cultura greca e della possibilità di dominare il mondo se tale cultura fosse stata congiunta con una forte unità politica.

Aristotele perlopiù scrive trattati, ovvero scritti che trattavano di un argomento specifico.
Gli scritti di Aristotele si dividono in acroamatici/esoterici (trattati non divulgati che rimanevano all'interno del Liceo) ed essoterici (dialoghi perlopiù ripresi da Platone e divulgati).
Gli scritti acroamatici vennero classificati da Andronico da Rodi nel I secolo d.C. in:
-Órganon (Logica, o Analitica)
-Metafisica (o Filosofia Prima)
-Fisica, Storia naturale, Matematica e Psicologia
-Etica, Politica, Economia, Poetica e Retorica

Queste opere, a loro volta, potrebbero essere raggruppate meglio in:
-Scienze teoretiche (Metafisica, Fisica, Matematica...), che studiano il necessario (ciò che non può essere diverso da com'è);
-Scienze pratiche (Etica, Politica), che studiano il possibile (ciò che può essere diverso da com'è);
-Scienze poietiche (Poetica...), che studiano le tecniche e le arti, in quanto producono oggetti esterni dall'autore (dal verbo poiéin, fare).

Metafisica

Detta da Aristotele "Filosofia Prima", la Metafisica si occupa di quattro questioni:
-le cause e i principi primi
-l'essere in quanto essere (Ontologia)
-la sostanza (Ousia/Essenza)
-Dio e la sostanza immobile (Teologia)

Aristotele insiste maggiormente sul significato ontologico, perché crede che indagando sulla realtà in generale attraverso la Metafisica, si possa indagare anche sui suoi singoli aspetti attraverso le altre discipline. Per questo la Metafisica viene chiamata "Filosofia Prima", mentre le altre discipline sono le "filosofie seconde".

La Metafisica in pratica studia l'essere, che per Aristotele non è né univoco né equivoco. Se infatti l'essere fosse univoco, come sosteneva Parmenide, negando il suo attributo si negherebbe anche la sua esistenza. Se infatti l'essere fosse equivoco (diverso) come sostenevano i sofisti, ogni volta avrebbe un senso diverso, e si arriverebbe all'impossibilità della comunicazione.
Quindi l'essere aristotelico è "polivoco", in quanto "si dice in molti sensi", ovvero ha significati analoghi con un comune significato di fondo.

Tra le molte accezioni dell'essere, Aristotele ne sceglie quattro fondamentali:

-l'essere come accidente
-l'essere come categorie
-l'essere come vero
-l'essere come atto e potenza

Tutti i significati dell'essere, perlopiù, si attengono alle categorie, ovvero le dieci determinazioni generalissime che ogni essere ha e non può fare a meno di avere: sostanza, qualità, quantità, relazione, agire, subire, luogo, tempo, avere e giacere.
Dal punto di vista ontologico, le categorie sono i modi fondamentali in cui si presenta la realtà, mentre dal punto di vista logico sono i principali predicati dell'essere.
Le categorie corrispondono ai generi sommi di Platone, ma la differenza tra i due filosofi è sostanziale: le idee di Platone sono trascendenti, cioè si trovano oltre le cose, le categorie aristoteliche invece sono immanenti, cioè si trovano dentro le cose.
La categoria più importante è la sostanza, che si può considerare come l'identificazione suprema dell'essere e polo unificante delle categorie, dell'accidente, del vero e del falso, dell'atto e della potenza.
Ciò spiega il senso unitario che raccoglie tutti i significati dell'essere, quindi qualunque cosa può essere definita essere in quanto riflette la sua sostanza. E infine, la domanda "Che cos'è l'essere?" diventa "Che cos'è la sostanza?"

Per sostenere che la sostanza è l'oggetto di studio della Metafisica, Aristotele sostiene il procedimento dell'astrazione, usato da tutte le scienze. Si tolgono dall'essere le qualità non riconducibili a quella scienza, fino ad arrivare alla qualità interessata, studiarla e formulare degli assiomi (principi generali) legati ad essa. Nel campo della filosofia, quindi della Metafisica, l'assioma (che si riconduce alla sostanza) è il principio di non-contraddizione. Con questo principio si esprime l'impossibilità logica di affermare e negare allo stesso tempo lo stesso predicato legato allo stesso soggetto, e l'impossibilità ontologica che un determinato essere sia e insieme non sia quello che è. Quindi la sostanza è praticamente la natura necessaria di un essere qualsiasi.

A questo punto Aristotele indaga sulla natura della sostanza.
La sostanza è quindi:
-categoria fondamentale
-un individuo concreto, sinolo (unione indissolubile) di materia e forma
-l'essenza dell'essere, che si trova al suo interno (quindi a differenza delle idee platoniche, la sostanza aristotelica è immanente all'essere)
L'accidente, invece, è una qualità che una sostanza può avere o non avere, e non può "stare da solo".

Le cause sono tutte specificazioni o articolazioni della sostanza, che a sua volta spiega l'essere. Le cause si dividono in:
-causa materiale (la materia, ovvero l'elemento ricettivo di una cosa)
-causa formale (la forma, ovvero l'elemento attivo di una cosa)
-causa efficiente (ciò che dà inizio a mutamento o quiete di una cosa)
-causa finale (ciò a cui tende quella cosa)

Le cause spiegano il problema del divenire, che in Aristotele non è il passaggio dall'essere al non-essere (che ancora continua ad essere impensabile), ma il passaggio dall'essere in potenza (ciò che può essere) all'essere in atto (ciò che è).
Esempio: quando l’uovo diventa il pulcino, è come se passasse dall’essere pulcino in potenza all’essere il pulcino in atto.
Esistono infiniti passaggi dall'essere in potenza all'essere in atto, in quella che si chiama catena del divenire. Una catena che ha due estremi: la materia prima (priva di determinazioni, simile alla materia-madre trattata nel Timeo di Platone), e la forma pura, cioè la perfezione completamente realizzata, trattata perlopiù nella Teologia.

La Teologia è concepita come scienza delle cause ultime, ovvero scienza di Dio.
La sua dimostrazione parte dal fatto che il movimento è sempre causato dal movimento. Perché il processo non duri all'infinito, c'è un principio assolutamente primo e immobile (il primo motore immobile) che viene indicato con Dio.
Ma chi è Dio?
-È un atto puro, perché essendo immobile non è soggetto al divenire e quindi non ha un essere in potenza, quindi è anche sostanza incorporea ed eterna.
-È la causa finale dell'universo, ovvero l'oggetto d'amore a cui ogni essere tende, causando così tutto il divenire.
-È pensiero del pensiero, perché essendo perfetto può pensare solo a se stesso, ovvero alla perfezione.

Logica

La Logica, detta da Aristotele "Analitica", non trova posto nella classificazione delle scienze, perché ha come oggetto la forma comune di tutte le scienze: le loro modalità di ragionamento.
La Logica aristotelica si articola in:
-logica del concetto
-logica della proposizione
-logica del ragionamento

I concetti sono gli oggetti del nostro discorso, che vengono classificati all'interno di insiemi più o meno universali in un rapporto di gemere e specie, in cui la specie sta all'interno di un genere che a sua volta può essere specie di un altro genere (da genere e specie derivano gli attuali termini "generale" e "specifico", il cui significato è praticamente aristotelico). Questa lunga catena ha due estremi: i generi sommi, identificati con le categorie, e le specie infime, identificate con gli individui, ovvero le sostanze prime. Le sostanze seconde, invece, sono i vari generi e le varie specie che stanno tra le sostanze prime e le categorie. Le definizioni sono invece le caratterizzazioni di un termine mediante una formula formata dal genere prossimo (il genere più vicino all’individuo) e dalla differenza specifica (ciò che distingue l’individuo dal suo genere).

Esempio: l’uomo è un animale (GENERE PROSSIMO) ragionevole (DIFFERENZA SPECIFICA).

Le proposizioni, ovvero le frasi o gli enunciati, che rientrano nella logica aristotelica, sono solo gli enunciati apofantici (o dichiarativi), ovvero quelle frasi che non costituiscono qualcosa di "compiuto" come preghiere, esclamazioni o comandi. Le proposizioni logiche, quindi, sono quelle che si possono affermare o negare.
Le proposizioni sono per lo più formate da un soggetto, una copula e un predicato (A è B). Aristotele le classifica secondo la loro qualità (affermative o negative) e secondo la loro quantità (universali, particolari o singolari). Quelle di cui studia di più i rapporti sono quelle universali e quelle particolari, le cui relazioni verranno riassunte nel quadrato logico dai filosofi medievali.

Quadrato logico

Le lettere A e I indicano rispettivamente l'universale e la particolare affermativa (AffIrmo), mentre la E e la O indicano rispettivamente l'universale e la particolare negativa (nEgO).
Le due universali sono inserite in una relazione di contrarietà, ed essendo contrarie tra di loro non possono essere entrambe vere, ma possono essere entrambe false.
Le diagonali del quadrato indicano l'opposizione più forte, in quanto l'universale di una qualità e la particolare di un'altra sono contradditorie, quindi una delle due deve essere necessariamente vera e l'altra delle due deve essere necessariamente falsa.
Le due particolari sono tra loro sub-contrarie, e questo contrasto debole indica che queste proposizioni non possono essere entrambe false, ma possono essere entrambe vere.
Infine, sono subalterne l'universale e la particolare della stessa qualità. La verità o la falsità dell'universale implicano la verità o la falsità della particolare, ma non viceversa.

Il sillogismo studia il ragionamento valido nella logica.
È formato principalmente da tre proposizioni legate dal principio di deduzione (che parte da concetti più universali per arrivare a concetti più particolari):
-premessa maggiore (tutti gli M sono B)
-premessa minore (tutti gli A sono M)
-conclusione (tutti gli A sono B)
Come si vede, per capire il sillogismo bisogna andare per esempi. Il termine M è il termine medio, che compare solo nelle premesse, e che fa da collegamento tra il termine maggiore e il termine minore. La sua posizione determina il tipo di figura; nell’esempio il termine medio era soggetto nella premessa maggiore e predicato nella minore, quindi è un sillogismo di prima figura. Questo sillogismo, dai medievali, verrà detto “Barbara”, perché tutte e tre le proposizioni sono universali affermative (bArbArA), indicate dalla lettera A nel quadrato logico.

Se il prof chiedesse di costruire un sillogismo, fare attenzione al tipo di figura e alle vocali che si trovano nel nome della figura.
Indicazioni per il tipo di figura:
-1° figura: M nel soggetto in PM, nel predicato in pm
-2° figura: M nel predicato in entrambe le premesse
-3° figura: M nel soggetto in entrambe le premesse
-4° figura: M nel predicato in PM, nel soggetto in pm
Le vocali, invece, corrispondono al quadrato logico.
Esempio, Cesare: universale negativa, universale affermativa, universale negativa.
Ma è quasi impossibile che chieda uno di quarta figura.

Aristotele, parlando dei sillogismi, si pone il problema delle premesse. Infatti la validità di un sillogismo non si identifica con la sua verità. Quindi un sillogismo logicamente corretto può partire da premesse non corrispondenti alla realtà.
Tra i vari principi che verificano la verità delle premesse, ci sono gli assiomi, che ricordiamo, sono le proprietà generali che caratterizzano i vari tipi di scienza.
Poi ci sono anche:
-il principio di non-contraddizione, precedentemente analizzato
-il principio d’identità (ogni cosa è sempre se stessa)
-il principio del terzo escluso (tra due opposti contradditori non c’è via di mezzo)
-la definizione, precedentemente analizzata

Con quali procedimenti si ottengono le definizioni?
-induzione: dal particolare si ricava l’universale
-deduzione: dall’universale si ricava il particolare
-intuizione razionale: attraverso l’intelletto si intuiscono i principi che stanno alla base delle scienze

La dialettica aristotelica, a differenza di quella platonica, non è una scienza vera e propria, e si presenta più debole della logica, perché si basa sul procedimento razionale con principi che sembrano accettabili a tutti. Per Aristotele nella dialettica c’era solo un ragionamento debole, che non arriva a conclusioni, perché parte da premesse probabili.

La retorica, invece, è l’arte generale di produre discorsi convincenti usando gli entimemi, ovvero sillogismi con una premessa omessa per ragioni di evidente ovvietà.
La retorica, come la dialettica, appartiene nell’ambito del probabile, ma non usa solo argomenti razionali. Nonostante questo, gli entimemi possono certamente sostenere delle tesi e convincere il pubblico, ma la tesi non può essere mai dimostrata.

Fisica

La Fisica aristotelica è la scienza che studia il movimento delle cose sensibili, che vengono classificate secondo il tipo di movimento.
Secondo Aristotele esistono quattro tipi fondamentali di movimento:
-movimento sostanziale (generazione e corruzione, come ad esempio il nascere e il morire)
-movimento qualitativo (mutamento, o alterazione)
-movimento quantitativo (aumento e diminuzione)
-movimento locale (il movimento propriamente detto)
Il filosofo sostiene che quest’ultimo movimento è quello fondamentale analizzato nella Fisica, ed è a sua volta suddiviso in tre specie:
-movimento circolare (intorno al centro del mondo)
-movimento dal centro del mondo verso l’alto
-movimento dall’altro verso il centro del mondo
Gli ultimi due movimenti, reciprocamente opposti, appartengono a tutte le sostanze.
Il movimento circolare appartiene invece all’etere, il materiale dei corpi celesti, che non subiscono l’influsso degli altri due movimenti.

Quei due movimenti sono propri dei quattro elementi che formano le cose terrestri, o sublunari: aqua, aria, terra e fuoco. Questi quattro elementi hanno nell’universo un luogo naturale (teoria dei luoghi naturali), dal quale può spostarsi solo grazie a un moto violento. Questi luoghi naturali sono disposti secondo il peso degli elementi: la terra al centro, perché è il più pesante, poi acqua, aria e infine il fuoco, che per sua natura tende verso l’alto. Oltre la sfera del fuoco c’è il cielo della luna.
Ogni corpo, animato o inanimato che sia, segue un fine datogli dalla natura: i corpi inanimati tendono a raggiungere il luogo naturale (vi ricorda qualcosa in Dante?), mentre i corpi animati compiono il movimento in vista della loro crescita personale (entelechìa, ovvero il fine di diventare adulti).

Secondo Aristotele, l’universo fisico, formato dai cieli eterei e dal mondo sublunare, è perfetto, unico e finito.
Perfetto perché caratterizzato dal numero 3 (le tre dimensioni), che di per sé indica perfezione e quindi non manca di nulla.
Unico perché al di là del cielo delle stelle fisse c’è solo il primo motore immobile, e quindi non può esistere un altro mondo.
Finito, perché se fosse infinito sarebbe incompiuto, perché a sua volta mancherebbe sempre di qualche cosa.

PSICOLOGIA E GNOSEOLOGIA

La Psicologia studia l’anima, che secondo Aristotele è la sostanza che trasforma un corpo (vita in potenza) in un corpo vivo (vita in atto).
Il filosofo distingue tre funzioni dell’anima:
-funzione vegetativa (in comune per tutti gli esseri viventi, ha potenza nutritiva e riproduttiva)
-funzione sensitiva (in comune per animali e uomo, dà loro la sensibilità)
-funzione intellettiva (tipica degli esseri umani, dà loro la capacità di ragionamento)

La Gnoseologia è la teoria della conoscenza, nella quale Aristotele afferma l’esistenza di un senso comune con la duplice funzione di essere coscienza della sensazione e percezione di ciò che è comune a più sensi.
Dai sensi si distingue l’immaginazione, che è autonoma rispetto agli oggetti sensibili e produce delle rappresentazioni schematiche che ci avvicinano alla percezione dei concetti universali.
Per avvicinarsi a questi concetti ci vuole alla fine l’intelletto passivo (che dai dati sensibili porta fuori i concetti universali, che rimangono momentaneamente in potenza) e l’intelletto attivo (ciò che porta all’atto gli universali rimasti in potenza).

Etica

L’Etica studia le virtù tipiche della parte intellettuale dell’anima che portano al bene sommo che l’uomo può raggiungere, ovvero la felicità.
Gli uomini sono liberi quando possono scegliere i mezzi per arrivare alla felicità.
Ci sono due tipi di virtù fondamentali:
-le virtù dianoetiche, che nascono dall’esercizio della ragione (arte, saggezza, intelligenza, scienza, sapienza)
-le virtù etiche, che nascono dal dominio della ragione sugli impulsi (che consistono nel trovare il giusto mezzo tra due estremi viziosi, come ad esempio il coraggio, tra viltà e temerarietà)

Politica

Nella Politica, Aristotele non vuole descrivere uno stato ideale e utopico come Platone, ma si limita a dettare le condizioni del governo perché dia la felicità agli uomini.
Secondo lui qualsiasi tipo di governo può andare bene, a patto che sappia dare la felicità materiale e spirituale ai cittadini.
Aristotele inizia classificando i tipi di stato:
-monarchia (governo si uno solo)
-aristocrazia (governo dei migliori)
-politìa (governo dei molti)
Poi delimita le condizioni di un buon governo, come ad esempio la prosperità materiale e la vita virtuosa dei cittadini (che devono essere in numero contenuto, essere coraggiosi e intelligenti e avere un’educazione uniforme), buone condizioni geografiche e ruoli di comando tra gli anziani.

Poetica

La Poetica, una delle pù importanti scienze poietiche, studia il significato, l’oggetto e le funzioni dell’arte.
Secondo Aristotele, è l’imitazione del mondo sensibile, che tende a rappresentare l’essenza delle cose, quindi ha grande valore conoscitivo. È affine alla filosofia, poiché cerca di cogliere e rappresentare l’universale; è la tecnica produttiva compresa tra le virtù dianoetiche (una specie di primo passo verso la sapienza); stimola le passioni e libera gli animi attraverso la funzione della catarsi, che ancora non ha trovato un’interpretazione certa.

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