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La virtù etica: il giusto mezzo

La virtù etica è la tendenza a volere fini buoni, mediante un lungo esercizio, la volontà e il desiderio si attuano come virtù e si conformano a una regola imposta dalla ragione. Tale regola coincide con la ricerca del punto di equilibrio tra due estremi. Anche la tendenza all'autocontrollo razionale, del resto, è qualcosa di conforme alla natura umana, che è certo impregnata di passioni e di desideri, ma ha proprio nella ragione il suo tratto distintivo rispetto ad altre nature animali.

Secondo Aristotele, la virtù etica è precisamente "medietà" (mes6tes), ossia disposizione a volere sempre il giusto mezzo tra due vizi, «uno per eccesso e uno per difetto». Così, il coraggio è la disposizione ad agire in situazioni di pericolo evitando a un tempo la viltà, cioè l'eccesso di paura, e la temerarietà, cioè il difetto vizioso di paura; a sua volta la liberalità, che rappresenta la medietà virtuosa nel campo del dare e ricevere consiste nel guardarsi, rispettivamente, dagli opposti vizi della prodigalità e dell'avarizia.

Il giusto mezzo, però, non può essere definito in astratto, in modo identico per tutti ma deve essere commisurato a chi e da chi compie l'azione: la medesima quantità di cibo può presentare il giusto mezzo per un atleta ed essere eccessiva per un individuo sedentario E il giusto mezzo non può neppure essere determinato sulla base di un semplice calcolo quantitativo; la sua determinazione infatti richiede una più complessa valutazione delle circostanze in cui si svolge l'azione.

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