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La spiegazione dei processi biologici

Nelle opere posteriori, Sulla generazione degli animali e Sulle parti degli animali, Aristotele si impegna, più che a raccogliere e ad ordinare materiale empirico, a spiegare quello di cui dispone alla luce della dottrina delle cause. Tra queste, assumono qui un rilievo preponderante la causa formale, quella finale e le nozioni di potenza e atto che appaiono più efficaci nell'interpretazione dei processi che caratterizzano il mondo dei viventi.

Consideriamo un esempio: nel mondo animale, la generazione sessuata di un figlio (causa finale) è spiegata da Aristotele come il processo attraverso cui il maschio dà la forma della specie alla materia, che si trova nella femmina.

Il concetto di specie

Le ricerche zoologiche portano Aristotele a concentrare la propria attenzione sulla specie. La specie non è concepita soltanto come una nozione della quale la nostra mente si serve per classificare individui dai comuni connotati morfologici (cioè, come un universale), ma anche e soprattutto come qualcosa di cui si può dire che esiste. Questo nucleo di realtà è immanente nella serie degli individui che costituiscono la specie e permane identico, nel succedersi degli individui e delle generazioni, per ogni individuo della specie. Tale nucleo di realtà si identifica con la forma (il termine greco èidos vale, del resto, sia per "specie" sia per 'forma"), qui intesa come principio e causa della sostanza vivente, analogamente a quanto già chiarito, in ambito ontologico, riguardo alla sostanza intesa nel senso più proprio come forma.

Nella biologia aristotelica, la forma corrisponde al principio in ragione del quale determinata sostanza vivente, un determinato corpo, è un uomo e non un cane e un terminato altro corpo è un cane e non un uomo. con la forma così intesa, ovvero la specie, si identifica poi la causa finale di ogni membro della specie, che ha come fine lo di realizzare, nella maturità, la forma propria della specie. Ciò significa che la ha il proprio fine in se stessa: ogni specie, cioè, come bene chiarisce Pierluigi Donini, è finalizzata ad altro che alla conservazione di se medesima, alla perpetuazione della prima forma, conseguita attraverso e oltre la successione delle generazioni degli individui».

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