
Esami in presenza: gli studenti sono contenti
Come detto, ancora una volta – a causa della pandemia – non verrà allestito l'esame tradizionale ma tutto si racchiuderà in un lavoro svolto precedentemente dagli studenti e illustrato alla commissione. Stavolta, però, la relazione non avverrà – come dodici mesi fa – online ma si tornerà a farlo in presenza. Una notizia che i ragazzi hanno accolto con entusiasmo: per 2 su 3 è nettamente meglio parlare di fronte ai prof, dal vivo, e non attraverso lo schermo di un computer. Tra l'altro questa modalità d'esame, senza scritti, piace: il 60% la promuove a pieni voti, solo il 20% avrebbe preferito ripristinare lo schema classico.
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In ritardo con l'elaborato
Tutto bello ma c'è comunque un problema: l'elaborato multidisciplinare protagonista della prova, in teoria, dovrebbe essere consegnato proprio in queste ore (entro il 7 giugno). Probabilmente, però, in parecchi non ce la faranno a rispettare la scadenza: più di 1 su 3 o ha iniziato ma è ancora in alto mare o addirittura non l'ha iniziato proprio; solo 1 su 7 l'ha già concluso, circa 1 su 2 lo finirà giusto in tempo.
La libertà di scelta non è bastata
Eppure le condizioni per riuscire agevolmente nel compito c'erano tutte, visto che oltre la metà dei ragazzi (57%) ha avuto carta bianca dai professori nel decidere il tema principale da approfondire e un altro 23% lo ha concordato assieme ai docenti; appena il 20% lo ha avuto assegnato dagli insegnanti, come da ordinanza, senza aver potuto esprimere il proprio punto di vista.
Prof poco presenti
Allora, cosa ha causato così tanti ritardi nella consegna? Probabilmente l'approccio degli stessi docenti: solo 1 studente 4 si è sentito seguito a sufficienza dal proprio insegnante di riferimento, il 44% giusto un po', il 30% per niente. Considerazioni, queste ultime, che potrebbero essere alla base anche del boom degli immancabili 'furbetti': quasi 1 su 2 ha confessato di aver fatto copia-incolla di ampi passaggi dell'elaborato, se non proprio di tutto il contenuto.
Il protocollo anti-Covid non è chiaro a tutti
Un esame che, dunque, per più di qualcuno non si presenta con le premesse migliori. Dovendo, inoltre, considerare gli aspetti emotivi legati al contesto in cui si svolgerà. Perché il ritorno della prova in presenza significa, anche per i più piccoli, che ci sarà un protocollo sanitario da rispettare. Che in parecchi non conoscono. Ad esempio, pur sapendo che sarà obbligatorio indossare la mascherina, solo 1 su 4 ha compreso che potrà abbassarla durante il colloquio (se si rispettano le distanze). E quasi 4 su 10 pensano, erroneamente, che tutti i tipi di mascherina vadano bene (quando, invece, quelle 'di comunità' sono vietate e le FFP2 sconsigliate).
Le regole sugli accompagnatori mandano in crisi
Confusione che investe pure gli altri dettagli del protocollo. Come quello sul distanziamento: per 7 su 10 la distanza minima tra i presenti deve essere di almeno un metro quando, in realtà, i metri devono essere almeno due (cosa che sa solamente 1 su 4). O quello sugli accompagnatori: solo il 31% dice, giustamente, che si potrà far entrare in aula solo uno spettatore, il 27% allarga la platea a due persone, il 10% non mette limiti, il 31% è estremo e chiude a qualsiasi presenza esterna ai protagonisti della prova (studente e docenti).
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