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Modello atomico nucleare


La radioattività venne scoperta da Bequerel e da Marie Curie tramite la scoperta dell’Uranio. Tuttavia non si conosceva ancora il modello atomico nucleare.
Nel 1911 Rutherford, insieme a Geiger, realizzò diversi esperimenti nell’ambito dei quali bombardò con particelle alfa diversi materiali. Secondo il modello atomico di Thomson, le particelle si sarebbero dovute concentrare in un unico fascio, il quale sarebbe stato deviato solo leggermente dal materiale. Il risultato, però, fu ben diverso: quasi tutte le particelle attraversarono la materia, mentre altre vennero completamente deflesse all’indietro come se avessero sbattuto contro una parete. Da questo esperimento deriva la formulazione del cosiddetto «modello planetario».
Fino all’inizio dello scorso secolo, il centro della fisica atomico-nucleare era Cambridge. Inizialmente si pensava che gli elettroni fossero nel nucleo insieme ai protoni (non si conoscevano ancora i neutroni): si credeva che alcuni fossero legati insieme, mentre che altri fossero liberi. Nel 1931, il fisico italiano Orso Mario Corbino indisse a Roma il primo congresso internazionale di fisica nucleare, il quale ha raccolto le menti più brillanti del settore della fisica nucleare. Al gruppo, chiamato «i ragazzi di via Panisperna», parteciparono personalità come Fermi, Corbino, Marconi, Madame Curie, Bohr, Rutherford e molti altri.
Nel 1932, James Chadwick scopri l’esistenza del neutrone, il che consentì di formulare il modello atomico che anche oggigiorno viene usato.
Il successivo convegno si tenne nel 1933.
Nel 1934, i coniugi Curie-Joliot pubblicarono diversi articoli nei quali erano illustrati i risultati sperimentali che per la prima volta in assoluto avevano provocato la radioattività artificiale, tramite bombardamento dei materiali con particelle alfa.
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