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La costruzione delle strade



La tecnica di costruzione delle strade era molto accurata. La carreggiata era pavimentata con lastre di pietra e delimitata da due fossi paralleli che portavano via l’acqua piovana. Le strade militari erano larghe anche cinque metri per permettere il passaggio dei carri in entrambi i sensi di marcia. Sotto il lastricato si faceva una robusta massicciata di pietre. Per facilitare lo scolo delle acque la carreggiata era leggermente convessa.
Le strade romane erano rettilinee, e per ragioni di sicurezza militare la zona circostante doveva essere sempre ben visibile. Dov’era necessario venivano costruite gallerie, come quella della via Flaminia, presso il passo del Furlo, lunga 40 metri. Per attraversare i fiumi si edificavano ponti, anche molto grandi. Quello sul Danubio, fatto costruire dall’imperatore Traiano all’inizio del 11 secolo d.C., era lungo più di un chilometro e poggiava su 20 pilastri di pietra squadrata, alti 45 metri e larghi 18, collegati da archi distanti 36 metri l’uno dall’altro. Dopo la morte di Traiano il ponte fu distrutto per evitare che di lì passassero gli attacchi dei Daci, ma ancor oggi quando il livello del Danubio è basso si possono vedere le fondamenta di pietra dei pilastri.
Per misurare le distanze da Roma, si conficcavano nel terreno, ai bordi della strada, le pietre miliari: cippi (colormette) di pietra distanti un miglio l’uno dall’altro.
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