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La storia della scrittura è intimamente legata a quella dei materiali e degli strumenti via via impiegati per realizzarla, ed è ormai da secoli connessa a quella della carta.
Passando attraverso l’uso delle pietre levigate, delle tavolette di argilla e di quelle incerate, su cui l’uomo incise dapprima i segni destinati ad esprimere e fissare il suo pensiero, la scrittura ebbe una certa evoluzione dopo l’adozione dei fogli di papiro (di origine egiziana, ottenuti lavorando e spianando le fibre del fusto dell’omonimo vegetale acquatico) e della pergamena (di origine orientale, ricavata dalla concia di pelli di piccoli animali); ma raggiunse ben altro sviluppo con l’uso della carta.
Già nota ai Cinesi dal II secolo d. C., la carta fu importata in Occidente dagli Arabi, i quali, verso il 1150, la fecero conoscere in Spagna, in Germania ed infine in Italia, con sedi di produzione prima nel Bolognese, poi nelle Marche e precisamente a Fabriano. Dal 1300 in poi, l’industria cartaria europea ebbe il suo centro appunto a Fabriano, dove si producono tuttora carte apprezzate in tutto il mondo, specialmente nei tipi da disegno.

Struttura e composizione
La carta è costituita da un sottile strato di fibre cellulosiche pressate fra loro come un feltro.
Tali fibre possono essere ricavate da materiali diversi, di maggiore o minore finezza e costo, a seconda del prodotto che si vuole ottenere: ad esempio, stracci di tessuti vegetali, legno ridotto in pasta, cellulosa ricavata da steli di paglia, ritagli di cartaccia.
Inoltre, ai vari tipi di carta vengono aggiunte sostanze collanti e materiale di carica, che conferiscono loro determinate caratteristiche.
Le carte fini (da lettera, da disegno, per documenti, per valori bancari, per banconote, per sigarette, per fotografia) si fabbricano con una percentuale più o meno alta di stracci di tessuti vegetali (cotone, lino, canapa); le carte comuni (per libri e quaderni, per corrispondenza commerciale, per rivestimenti) e le carte grossolane (per giornali, da imballo) si ottengono invece mescolando in diversa misura pasta di legno (ricavata dai tronchi di abete e pioppo) e cellulosa (da steli di paglia, sparto, ginestra, riso).
La pasta di legno è ricavata con procedimenti meccanici dalla sfibratura dei tronchi; mentre la cellulosa di steli si ottiene con trattamenti chimici. Anche gli stracci devono essere lavati e sminuzzati fino a trasformarli in sostanza pastosa e lavorabile.

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