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La psicologia è una scienza molto recente (1879), che si pone lo scopo di studiare i fenomeni e i processi della mente umana, a partire dalle funzioni psichiche generali (emozioni, percezioni, attenzione, memoria, linguaggio, pensiero), per arrivare ai tratti specifici della personalità ed agli aspetti inconsci della persona. Questa scienza presenta molti settori specifici, quali la psicologia dello sviluppo, clinica, della comunicazione, psicologia sociale e sociologia. Da questi ultimi due rami della psicologia derivano vari elementi della psicologia dello sport, mirata a sottolineare l’importanza del coinvolgimento mentale nella pratica sportiva.

1) Cosa ci spinge a praticare lo sport

- Freud sosteneva che l’equilibrio della psiche può essere mantenuto solo con lo sprigionamento della libido, ossia dell’energia positiva impiegata in qualcosa di costruttivo come l’amore, il lavoro, lo studio ecc… e dell’aggressività, ossia l’energia impiegata in qualcosa di distruttivo. Lo sport è quindi una perfetta valvola di sfogo delle due pulsioni, poiché fornisce delle regole, incanalandole in questo modo in una scarica approvata dalla società e dalla morale.

- Maslow ha costruito una piramide dei bisogni umani: quelli primari sono i bisogni fisiologici (mangiare, dormire…), dopodiché ci sono quelli di sicurezza (trovare protezione, evitare il pericolo…), seguiti dai bisogni di appartenenza (essere amati, venire accettati…) e, infine, ci sono i bisogni di stima e di autorealizzazione. La persona che pratica sport tende a soddisfare questi ultimi bisogni, in un confronto (non uno scontro) con se stessi (i propri limiti) e con gli altri che viene definito agonismo.

- Bisogno primario del gioco, che permette sia al bambino che all'adulto la riproduzione simultanea di fantasie, simboli e regole.

- Fattori psicosociali: affiliazione (relazioni interpersonali e amicizie in un gruppo), potere (capacità di influenzare l’altro), indipendenza (capacità di cavarsela da soli), stress (mettersi alla prova sotto pressione), successo (approvazione sociale)

2) Cosa ci spinge ad abbandonare lo sport

- Burn-out: interruzione dell’attività sportiva per eccessiva pressione ed elevato livello di stress. Le competenze che il praticante percepisce non soddisfano le aspettative esterne.

- Drop-out: interruzione dell’attività sportiva per necessità di nuovi stimoli e situazioni. Ciò può derivare dalla monotonia dell’allenamento, dall’ansia per il risultato o dal difficile rapporto con i compagni (importanza della coesione del gruppo, del rapporto con la leadership, del ruolo assunto all’interno del gruppo stesso). Questo comportamento è tipico dell’adolescente, che più spesso vuole semplicemente ampliare le proprie esperienze ed allontanarsi da ciò che ha fatto “da bambino”.

3) Il contenuto simbolico dello sport e la sua conformità a personalità particolari

- Discipline di “distruzione” dell’avversario (a contatto diretto come il pugilato o le arti marziali, o a contatto più indiretto come la scherma o il tennis), che simboleggiano l’antico duello all’ultimo sangue, in cui entrambi gli avversari cercano di stabilire una supremazia sull’altro e nelle quali l’impegno mentale (cognitivo) è ridotto. Queste discipline sono solitamente adatte a chi riesce a sprigionare aggressività senza senso di colpa, al fine di superare un’insicurezza interiore.

- Discipline di squadra (calcio, basket, pallavolo…) che simboleggiano una sorta di “guerra”, di conquista del territorio avversario, tramite capacità particolari utilizzate per uno scopo collettivo. Per esempio, nel calcio, i portieri sono caratterizzati da indipendenza, originalità, coraggio e qualità simili, mentre i difensori presentano stabilità, volontà, aggressività. Nella pallavolo, invece, i ruoli ruotano in continuazione, e ciò denota una propensione alla socievolezza e alla bassa individualità, poiché la collaborazione è essenziale.

- Discipline atletiche (salto in alto, salto in lungo, lancio del peso, cento metri…) nelle quali è ricercata una supremazia rispetto ad una particolare abilità. Queste discipline sono praticate da personalità estroverse, impulsive, ma anche costanti negli allenamenti, stabili nell’umore e capaci di un’improvvisa esplosione di energia che tenti di superare quella degli avversari.

- Discipline di resistenza (maratona, marcia, canottaggio, nuoto, ciclismo…) in cui la supremazia di un atleta non sta nell’esplosione di energia, ma nel lungo sforzo di resistenza. Chi pratica queste discipline è solitamente tenace, metodico, capace di autocontrollo e tollerante delle frustrazioni, con alta stabilità emotiva e senso morale forte.

- Discipline che ricercano il dominio sulla natura e non su un avversario (vela, windsurf, alpinismo, esplorazione subacquea…), in cui l’agonismo è praticamente assente, mentre si ricerca il senso del limite. I praticanti presentano personalità introverse, autosufficienti, solitarie, anticonformiste ed originali.

- Discipline ad alto rischio e forte pericolo (automobilismo, motociclismo, paracadutismo…) nelle quali la vittoria è data dal dominio della paura e dallo sprezzo del pericolo. Chi pratica queste discipline, solitamente, è alla ricerca di situazioni trasgressive per superare un’insoddisfazione personale, ha una personalità caratterizzata dal senso di onnipotenza e dalla volontà di superare paure inconsce.

4) Il ruolo delle emozioni

Si definisce arousal l’attivazione fisiologica di eccitazione nervosa e corporea, dovuta ad una particolare emozione (generata dall’interiorità o dalla presenza di spettatori), che porta ad un aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, della pressione arteriosa e della tensione muscolare e psicologica.
Essa può portare ad un miglioramento delle prestazioni fisiche, ma, se eccessiva, può causare agitazione e panico che compromettono l’azione ed il suo risultato. Un arousal di media intensità permette un migliore approccio allo sport in generale, ma la differente soglia di attivazione di emozioni che varia da individuo ad individuo è un fattore determinante nella scelta del tipo di disciplina da praticare (un soggetto con soglia di attivazione bassa preferirà uno sport eccitante, mentre un soggetto con soglia di attivazione alta preferirà sport a ritmi poco elevati.

5) Fenomeni degenerativi
L’individuo tende a regredire in una massa o in un gruppo, trovandosi giustificato nell’esprimere le pulsioni più istintive, che, come già detto, possono essere positive e quindi indirizzate allo scopo della disciplina praticata, oppure negative e quindi indirizzate all’avversario. La violenza, infatti, è considerata un fenomeno degenerativo dello sport, poiché è generata dall’aggressività che tende a venire sfogata nella pratica dello stesso sport. Questa degenerazione richiede una sensibilizzazione alla cultura sportiva, sia a livello scolastico, sia a livello familiare, sia a livello dell’ educazione alla disciplina stessa, volta al dialogo e non alla chiusura.

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