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Annegamento

Una persona che sta annegando, se un soccorritore si avvicina a nuoto, tenta istintivamente di aggrapparsi a lui e lo trascina così sotto acqua. Quindi, a meno di aver frequentato un corso per salvataggio in acqua, è meglio non fare una cosa del genere perché, oltre a non arrecare alcun vantaggio alla persona in pericolo, ne creerebbe uno gravissimo per entrambi. Pertanto è molto meglio lanciare un galleggiante o una corda o stendere una canna a cui aggrapparsi o, meglio ancora, avvicinarsi con una barca.
Se invece l’aiuto giunge troppo tardi e la persona in acqua è già svenuta o, peggio, non riesce più a respirare e il cuore non batte più, allora l’intervento dovrà essere velocissimo e servirà veramente a salvare l’individuo.
Prima di tutto bisogna portare l’annegato al-l’asciutto, pulire con cura la bocca dal fango e dalla sabbia, quindi liberarlo dai vestiti e mettere in pratica alcuni accorgimenti semplici ma veramente utili. Il primo intervento deve essere diretto a facilitare la respirazione e la circolazione del sangue e questo lo si può fare con il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale.
Lo scopo della respirazione artificiale è quello di riprodurre artificialmente e forzatamente gli atti respiratori. Essa può essere praticata con vari metodi. Il più semplice e rapido è il seguente: medico inginocchiarsi dietro la testa dell’annegato, afferrare i suoi polsi, quindi incrociare le mani del paziente comprimendole sul torace, cosicché l’aria esca dai polmoni; subito dopo, portare all’esterno le braccia della vittima in modo da far entrare l’aria nei polmoni. Questo movimento va ripetuto almeno 12 volte al minuto.
Contemporaneamente alla respirazione artificiale sarebbe conveniente praticare il massaggio cardiaco per aiutare la circolazione del sangue. Occorre cioè premere molto forte sullo sterno della vittima con le proprie mani e quindi rilasciare; questo movimento deve essere compiuto almeno 60 volte al minuto: così facendo, il cuore viene « spremuto » e spinge il sangue in circolo.
Nel compiere tutte queste manovre, sia in attesa dell’ambulanza che durante il trasporto, una cosa non bisogna dimenticare, quella di non smettere mai dì praticare la respirazione artificiale e il massaggio cardiaco anche se il malato non accenna a riprendersi; così facendo, si aumenta di molto la possibilità che i medici in ospedale riescano a salvarlo.
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