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IL DOPING


Il doping è l'uso (o abuso) di sostanze o medicinali con lo scopo di aumentare artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni di un atleta.

Sostanze differenti a scopi differenti.
• Stimolanti: anfetamine, cocaina e caffeina.
Fra le tre la caffeina è la sola sostanza naturale, non sintetizzata in laboratorio.
Assieme a quello delle prestazioni fisiche, provocano un incremento dell’umore (stato euforico che può però degenerare in uno stato aggressivo). Riducono il senso di affaticamento e i tempi di reazione. Inoltre aumentano le capacità di coordinazione.
Possono provocare uno stato confusionale sia fisico (insonnia, tremori, aritmia, convulsioni) che psicologico (nei casi estremi comportano addirittura allucinazioni). Sono responsabili di ritardi della crescita negli adolescenti. Gli stimolanti possono inoltre essere responsabili dello sviluppo di patologie cardio-circolatorie, fino, in alcuni casi, all’infarto.

Tutte queste sostanze provocano dipendenza.

• Narcotici.
Sono sostanze di diversa natura che hanno effetto analgesico o anestetico.
L’utilizzo è volto all’annullamento della sensazione di dolore muscolare conseguente ad un eccessivo allenamento. Sono utilizzati anche per permettere ad atleti infortunati di non avvalersi dei periodi opportuni di pausa dall’allenamento.
Queste sostanze hanno il principale rischio di non permettere all’atleta di constatare il proprio stato fisico e di affaticamento, aumentando quindi il rischio di danni muscolari. Tra gli altri effetti collaterali vi sono nausea, spasmi, sonno profondo e, nei casi più gravi, il coma.


• Agenti anabolizzanti: steroidi derivati dal testosterone (ormone maschile). In ambito medico sono utilizzati per compensare ritardi della crescita o anemie.
Gli steroidi incrementano la sintesi proteica aumentando la massa corporea. Permettono anche di ridurre i tempi di recupero. Sono inoltre causa di un’aggressività che aumenta la competitività dell’atleta.
Tra gli effetti collaterali a cui gli steroidi posso condurre troviamo sindromi cardiache, circolatorie, epatiche (aumento del colesterolo). Negli atleti che assumono queste sostanze possono anche manifestarsi scompensi psicologici (depressione), sterilità, indebolimento dei tendini. Nelle atlete si assiste inoltre ad una mascolinizzazione (si manifestano i caratteri sessuali secondari maschili). Vi sono infine forti rischi di eventi trombotici (coagulazione delle piastrine).

Pratiche dopanti.
• Doping ematico: trasfusioni di sangue.
L’atleta viene sottoposto a trasfusioni che incrementano il numero di globuli rossi nel sangue, i quali sono responsabili del trasporto di ossigeno. Avviene un aumento della resistenza respiratoria, e tali effetti durano anche settimane. Questo risultato potrebbe essere conseguito in modo naturale praticando allenamenti in alta quota, ma un apporto di globuli rossi equivalente a quello di una trasfusione richiederebbe un tempo minimo di allenamenti di quattro settimane. L’attuazione di questa pratica può perciò essere rintracciata solo tramite misurazioni ripetute nel tempo dei globuli rossi, o potrebbe essere riconoscibile quando questi superano di gran lunga le quantità medie.
Questa tecnica può provocare nausea e desaturizzazione (scompenso) sanguigna.

• Manipolazioni farmacologiche, chimiche o fisiche: contraffazione (modifica o sostituzione) di campioni ed analisi.
La contraffazione può avvenire grazie all’utilizzo di sostanze in grado di “mascherare” le alterazioni biologiche del fisico dell’atleta o la presenza stessa di sostanze vietate.

Codice WADA (World Anti-Doping Agency).
Il codice WADA è un codice internazionale che fornisce le linee guida da seguire in quanto alla lotta alla pratica del doping.
Contiene una lista (continuamente aggiornata) delle sostanze e delle pratiche proibite, definisce le modalità di controllo sugli atleti (frequenza, tipo di analisi) e sancisce le conseguenze penali all’infrazione dello stesso. Il codice è uno strumento d’informazione per gli atleti, che devono essere in grado di tutelarsi dai tentativi di somministrazione di sostanze illecite a loro insaputa.

L’esame antidoping.
Il test antidoping può essere effettuato su tutti gli atleti facenti parte di una federazione, in qualunque momento, in qualunque luogo e per un numero illimitato di volte. I risultati del test non possono essere contestati e l’atleta non può sottrarsi al test, che avviene in tutte le sue fasi in presenza di un addetto, al fine di eliminare il rischio di contaminazione o addirittura sostituzione dei campioni. Principalmente prevede esami delle urine e del sangue, ma potrebbe richiedere anche esami aggiuntivi specifici per il rilevamento di sostanze particolari.

Il passaporto biologico.
Il passaporto biologico di un atleta consiste in una raccolta di analisi biologiche continue effettuate ad intervalli regolari, al fine di rintracciare anomalie provocate dall’utilizzo di doping (è infatti una tecnica di controllo “indiretta” poiché non rintraccia la presenza delle sostanze all’interno dell’organismo ma solamente le loro conseguenze). Al momento il passaporto biologico contiene solo le analisi ematiche, a causa dei costi elevati di questo procedimento, ma in futuro si cercherà di comprendere anche le analisi delle urine e il tracciamento degli steroidi.

Sanzioni penali.
Sono previste sanzioni penali per l’infrazione del codice WADA. Le sanzioni possono essere individuali (squalifica dell’atleta o incarcerazione) o mirate alla società (multe). Le sanzioni coinvolgono l’atleta dopato, che potrà anche essere privato dei titoli vinti, il (medico) responsabile della prescrizione delle sostanze/tecniche illecite, le persone che hanno procurato le sostanze/effettuato le pratiche proibite ma anche chi ha incitato l’atleta all’infrazione del codice.

L’inasprimento delle procedure penali apportato nel codice WADA ha il fine di minimizzare non solo la pratica del doping, che mina l’etica sportiva, ma anche il mercato illegale cui questo fenomeno ha dato vita.

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