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Alcuni principi dell'attività fisica e dell'alimentazione


• La pratica sportiva brucia i grassi depositati: per chi vuol dimagrire praticando sport, è utile sapere che un paziente, persistente e consistente allenamento di bassa intensità, come il camminare, è la strada che porta al massimo consumo di grassi e al minimo di carboidrati. In generale, più lunga è la durata della prestazione, maggiore è il contributo dei grassi al fabbisogno energetico.
Il metabolismo risulta più alto non solo al termine dell’attività fisica, ma anche il giorno seguente. Ci vuole energia, infatti, per riassemblare il glucosio a formare glicogeno, e per costruire nuovo tessuto muscolare: tale energia è fornita dai grassi. L’attività fisica quindi contribuisce alla liberazione degli acidi grassi a partire dai grassi di deposito, provenienti soprattutto dal tessuto connettivo sottocutaneo e non dal grasso che avvolge i muscoli: la quantità di grasso nelle due braccia di una tennista è la stessa, come risulta dalla misurazione della pliche, anche se il volume muscolare è diverso, come risulta misurando la circonferenza del braccio.

• Uso di fonti proteiche per l’attività fisica: le proteine assunte con gli alimenti vengono usate come fonti d’energia solo in caso di necessità. L’organismo utilizza le proteine in modo diverso a seconda che si trovi in stato di riposo o svolga attività fisica più o meno intensa. Mentre si pratica sport e per qualche ora dopo aver terminato l’attività sportiva non si formano nuove proteine perché la loro sintesi si è soppressa. Nel periodo di riposo, l’organismo ricostruisce le proteine necessarie. Quando, praticando uno sport, il corpo si rimodella, nuove strutture prendono il posto delle vecchie e ciò implica un rimaneggiamento delle proteine, in particolare quelle dei muscoli.
Se non siete ben allenati, le cellule muscolari non hanno un numero di mitocondri sufficienti a permettere un metabolismo aerobico, però captano il segnale ‘nuove e urgenti richieste’ e realizzano gli opportuni adattamenti: poche ore dopo l’inizio dell’attività, inizia lo smantellamento delle proteine.
Contemporaneamente, mediante messaggi molecolari, arrivano ai geni e alle strutture deputate alla formazione delle proteine, le informazioni riguardanti il tipo e la quantità di proteine da costruire. La risposta della cellula avviene prontamente, nei limiti delle sue possibilità. Un fattore limitante è costituito dalla disponibilità di aminoacidi essenziali. Se si corre una o due volte a distanza di tempo, i muscoli non si modificano molto, ma se la ‘corsa’ è quotidiana, anch’essi si rimodellano e aumenta il numero dei mitocondri: correre diventa sempre meno faticoso! È stato rilevato che nei muscoli, durante i periodi di allenamento ad alta intensità e di lunga durata (quali ad esempio le competizioni di fondo), il contenuto di proteine aumenta di molto.

Durante l’attività fisica on solo si consumano carboidrati e grassi come combustibile energetico, ma si bruciano e si consumano un maggior numero di proteine, le quali forniscono mediamente il 10% del fabbisogno calorico totale. In tal modo, per ottenere energia, si demoliscono molte più proteine che durante il riposo o nel corso di un’attività moderata. Se la dieta dell’atleta è ricca di carboidrati, il consumo di proteine è minore perché non c’è richiesta di glucosio che altrimenti verrebbe fornito dagli aminoacidi ottenuti per decomposizione delle proteine; mentre se la dieta è ricca di grassi e scarsa di carboidrati, si avrà un consumo maggiore di proteine per il fabbisogno energetico.
Se l’attività fisica è di tipo anaerobico, le proteine sono meno richieste per fornire energia. Inoltre più un atleta è allenato, meno necessita di proteine per soddisfare il fabbisogno energetico.

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