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Lo Stato e l’economia

Ciascuno svolge un’attività e si organizza per guadagnarsi da vivere, per procurarsi cibo, vestiti, un’abitazione. L’insieme di ciò che le persone fanno e dei rapporti che stabiliscono fra loro a tale scopo costituisce il sistema economico di un paese.
All’inizio della storia i sistemi economici erano molto semplici: gli uomini vivevano dei frutti della terra, di caccia e di pesca. Ma quando iniziarono l’agricoltura e poi i commerci, le cose si complicarono: nacque la divisione del lavoro (c’era chi coltivava la terra, chi fabbricava attrezzi ecc.). Ciascuno usava ciò che produceva (il grano, la lana, la zappa) ma lo cedeva anche agli altri. Nacquero così gli scambi: prima come baratto, poi attraverso la moneta.
Progressivamente si inventarono macchine per rendere più efficace il lavoro. Tali macchine divennero sempre più complesse e furono riunite nelle fabbriche. I principali soggetti di questo nuovo modo di organizzare la vita economica furono le imprese, ma divenne importante anche il ruolo dello Stato. Come deve intervenire Io Stato nel sistema economico? Alcuni sostengono che il suo compito deve essere nullo o quasi, altri che deve pensare ai servizi che interessano tutti, altri ancora che gli spetta la totale gestione dell’economia. A seconda delle scelte fatte, si sono diffusi tre tipi di sistema economico: il sistema liberista, quello a economia mista e quello collettivista.

Il sistema liberista caratterizza gli Stati Uniti. Si basa sul principio della libera iniziativa privata, per cui ogni cittadino è libero di intraprendere qualsiasi attività economica. È prevista la libera concorrenza fra le imprese, in modo da spingerle a fornire prodotti di maggiore qualità e ad abbassare i prezzi.
Il sistema a economia mista è stato adottato nella maggior parte dei Paesi dell’Europa occidentale, tra cui l’Italia, in questo sistema le imprese private hanno libertà di iniziativa, mentre lo Stato tende a gestire le attività di interesse collettivo (energia elettrica, trasporti ecc.).
In questi Paesi, a partire dagli anni Ottanta, si è diffusa l’idea che i servizi di pubblica utilità potevano essere gestiti dai privati in modo più efficiente e con costi più bassi. Quindi lo Stato ha iniziato a vendere ai privati alcune aziende che controllava. E questo il fenomeno della privatizzazione. Tuttavia ciò non ha cancellato il sistema economico”misto”, ma lo ha solo ridotto.
Il sistema economico collettivista è stato adottato per molti decenni dall’ex Unione Sovietica e dai Paesi dell’Est europeo. Vige ancora in Cina, a Cuba e in altre parti del mondo. Questo sistema sopprime l’iniziativa privata, e si basa sulla proprietà pubblica di tutti i mezzi di produzione (terra, industrie, banche ecc.). Quantità e qualità dei beni da produrre, stipendi e modalità di produzione, tutto viene stabilito dallo Stato.
La nostra Costituzione assicura la libertà di iniziativa economica (o libertà di impresa) sia privata che pubblica. Tuttavia gli imprenditori non possono svolgere la loro attività senza regole, cercando soltanto di ricavare il massimo profitto. Le attività economiche non possono essere in contrasto con l’interesse dell’intera comunità sociale (come avviene, per esempio, se producono un inquinamento dannoso per la salute collettiva), e inoltre gli imprenditori devono rispettare le norme di sicurezza sul lavoro, che prevedono adeguate protezioni per i lavoratori.

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