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L’ambiente: da Obama a Trump


L’ex presidente degli Stati Uniti, il democratico Barack Obama, è sempre stato sensibile alle tematiche ambientali, anche se le sue intenzioni sono state mitigate dalla necessità di dover fare, a volte, scelte dettate dagli interessi dei centri di potere economici, in base a considerazioni "strategiche". Basti accennare al veto da lui opposto al completamento del maxi-oleodotto 'Keystone Xl', alla tutela assoluta accordata a porzioni di territorio e risorse idriche di pertinenza federale che ha portato la superficie complessiva delle aree protette a 224 milioni di ettari (record assoluto per un presidente americano); e anche ai pur piuttosto effimeri provvedimenti adottati dopo il disastro occorso nell'aprile 2010 alla piattaforma petrolifera 'Deepwater Horizon’ (affiliata alla British Petroleum) nel Golfo del Messico.

Il suo provvedimento più importante capolavoro in materia rimane la promozione della cosiddetta Cop21, la Conferenza sui Mutamenti Climatici svoltasi a fine 2015 sotto l'egida dell'Onu a le Bourget, in Francia, e la conseguente firma degli Accordi di Parigi da parte di oltre 200 Nazioni.
Un traguardo ragguardevole per il Presidente di uno tra i Paesi leader nelle emissioni di gas-serra responsabili del surriscaldamento globale; si pensi che il precedente accordo “antinquinamento”, noto con il nome di Protocollo di Kyoto, dal nome della città giapponese in cui era stato firmato, nel 1997, non era stato ratificato dal Presidente USA dell’epoca, il democratico Bill Clinton.
Anche Obama non ratificò il protocollo di Kyoto, ma comunque ne prorogò la validità fino al 2020 (la scadenza naturale era il 2012). E’ comunque indubbio che Obama ha indotto gli Stati Uniti a compiere il passo avanti che era sempre mancato verso la prima linea della lotta all'effetto-serra.

Negli Accordi di Parigi Obama è riuscito a coinvolgere anche Xi Jinping, il Presidente della Cina, un altro tra i Paesi più inquinanti al Mondo. Obama, con Xi, ha tracciato una linea destinata a fare scuola (e infatti anche la riottosa India si è sùbito accodata), e dalla quale sarà complicato discostarsi.
Ma purtroppo la stessa sensibilità mostrata da Barack Obama sulle tematiche ambientali non è stat fatta propria anche dal suo successore alla Casa Bianca, Donald Trump.

Trump, che basa tutto il suo pensiero economico sulla centralità dell’economia statunitense, non ha esitato a definire l’effetto-serra come una “truffa” contro l’economia americana, orchestrata dalla Cina.
Partendo da questi discutibili presupposti, che non hanno alcun fondamento scientifico Trump, che ha basato la sua compagna elettore sulla promessa di stracciare gli Accordi di Parigi, dipinti come una minaccia per i posti di lavoro e l’economia a stelle e strisce, ha notevolmente ridotto gli stanziamenti per l’attuazione degli Accordi di Parigi del 2015, proponendo al contempo di tagliare di quasi 1/3 il budget dell’Agenzia per la protezione ambientale americana, l’EPA.
Tuttavia, il timore che questa incomprensibile posizione assunta da Donald Trump rischi di indebolire la leadership americana sul palcoscenico globale, ancor più dopo che la Cina, il primo Paese inquinatore subito davanti agli Stati Uniti, ha invece riaffermato il proprio impegno sul clima, ha suggerito a Trump di ridimensionare queste scelte, dando ancora una speranza per la sopravvivenza del nostro Pianeta e di tutti i suoi abitanti, Trump compreso!
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