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I Romani

Nel periodo repubblicano (dal VI al I secolo a.C.) i Romani sono interessati non tanto all'arte, quando piuttosto alla costruzione di tutte le opere (strade, acquedotti, ecc.) utili a governare il territorio sottomesso.
L'architettura Romana è caratterizzata dalla prevalenza della linea curva su quella retta, dall'arco, dalla volta a botte e dalla cupola. Si usa il calcestruzzo e si fa largo ricorso al mattone, al tufo, al marmo travertino. Gli artisti e gli architetti sono quasi sempre anonimi: chi conta è il committente, ossia il finanziatore dell'opera e solo il suo nome deve essere ricordato. Gli edifici e i monumenti romani devono trasmettere un senso di solidità e di monumentalità capace di durare nel tempo, espressione delle virtù civiche romane. Con l'espandersi dell'impero, l'arte romana matura un proprio linguaggio: le colonie, in rapida espansione, si riempono di splendide residenze.

A gloria dell'imperatore vengono eretti nei punti preminenti della città statue, colonne istoriate e archi trionfali. L'arte è impiegata come strumento di propaganda; gli archi di trionfo, le colonne commemorative, gli altari sono funzionali a questo disegno politico.
Per prevedere rivolte, accontentando la massa della popolazione -costituita in gran parte da poveri e da schiavi- vengono costruiti circhi, teatri e anfiteatri. Questi colossali edifici sono in grado di ospitare decine di migliaia di spettatori. La complessità ingegneristica di queste strutture è impressioniste, come testimoniano ancora oggi le rovine del Colosseo. Si rendono necessari immensi capitali sia per edificarli, sia per organizzare spettacoli.

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