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La prospettiva, uno spazio ordinato

Nella Firenze del primo Quattrocento furono messe a punto regole capaci di rappresentare lo spazio sulla superficie piana. L'esito determinò una rivoluzione nel campo delle arti.
Prima dell'invenzione della prospettiva, rappresentare la profondità su una superficie piana costituiva per i pittori un serio problema. Spesso, esaminando le loro opere, si ha l'impressione che ogni parte fosse considerata in modo isolato, senza integrarsi razionalmente con quelle vicine. Alcuni artisti, come Giotto, avevano già affrontato questa sfida, ma avevano già affrontato questa sfida, ma non erano riusciti a trovare una soluzione definitiva. Solo nei primi anni del Quattrocento, nell'ambito dello straordinario clima intellettuale e artistico di Firenze, fu messo a punto un sistema di regole in grado di restituire una giusta immagine delle cose rappresentate. Il merito di questa invenzione va a due geniali architetti: Filippo Brunelleschi (1377-1446)e Leon Battista Alberti (1494-1472).

La regola principale su cui si fonda la loro ricerca è che noi vediamo gli oggetti rimpiccioliti a mano a mano che aumenta la distanza dal nostro occhi. Questa osservazione venne dimostrata pubblicamente nel 1413 da Brunelleschi, che riprodusse in scala alcuni celebri edifici della sua città. All'Alberti dobbiamo invece la prima definizione della prospettiva, che appare nel suo trattato "La pittura" del 1435. Il nuovo interesse per la rappresentazione pittorica dello spazio portò gli artisti ad ambientare le figure all'interno di rigorose architetture e diede vita a suggestive immagini di piazze, città e paesaggi, accuratamente studiati nella prospettiva e nella simmetria degli elementi. Anzi, in alcuni casi furono proprio gli elementi architettonici, che prima di allora facevano solo da sfondo al dipinto, a diventare il soggetto principale della composizione.

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