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La fotografia contemporanea


A partire dalla seconda metà del Novecento, innumerevoli furono gli intrecci tra arte e fotografia. Da un lato i fotografi continuarono una ricerca concentrata soprattutto su alcuni grandi temi legati alla condizione esistenziale dell’individuo contemporaneo. Dall’altro, con le Neoavanguardie, la fotografia diventò un elemento essenziale della ricerca estetica: basti pensare ad artisti come Rauschenberg, che assemblava fotografie tratte dai giornali, o Warhol, che trasferiva sulla tela i propri scatti alle celebrità.
Anzi, la progressiva dignità conquistata dal metodo fotografico e l’introduzione di nuove tecnologie - in particolare il digitale - portarono addirittura al ribaltamento del vecchio rapporto di sudditanza della fotografia rispetto all’arte, trasformando l’obiettivo in uno strumento essenziale al fare artistico, come nel caso delle installazioni temporanee o delle performance, che solo grazie alla fotografia possono rimanere nella memoria collettiva.

Seeking Martyrdom


L’iraniana Shirin Neshat (1957), trapiantata a New York dopo la rivoluzione khomeinista e interessata a un’indagine sulla condizione femminile nella vita contemporanea, iniziò a raccontare il proprio paese nel 1993 attraverso un lavoro fotografico dal titolo Donne di Allah. Protagoniste degli scatti sono donne musulmane avvolte in pesanti chador neri: scoperte restano solo alcune parti del volto, oppure le mani, o i piedi. Le fotografie offrono una denuncia della condizione delle donne nei paesi retti da regimi islamici integralisti: private delle elementari forme di libertà, esse sono costrette anche a nascondere il proprio corpo allo sguardo altrui. In alcuni scatti, l’impatto drammatico è enfatizzato dall’accostamento delle figure femminili a minacciose armi da fuoco, come in Seeking Martyrdom (“Cercando il martirio”, 1996), in cui un fucile attraversa il volto della protagonista. Dalle fotografie di Shirin Neshat emana però anche un’aura di poesia, dovuta al fatto che sulle parti del corpo rimaste in vista - in questo caso il volto - sono scritti componimenti in lingua persiana, che il raffinato bianco e nero rende simili a preziosi gioielli disegnati sulla pelle.
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