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Il Postmoderno- Vanna Venturi House


Per quasi mezzo secolo, i princìpi del Movimento Moderno avevano prescritto l'esclusione di ogni citazione dall’architettura storica e di ogni contaminazione stilistica e decorativa. In risposta a questo atteggiamento, la corrente definita Postmoderno propose un linguaggio che, al contrario, legittimava le riprese consapevoli della storia e che si basava su abbinamenti formali, cromatici e materici spiazzanti, conflittuali o perfino insensati.

L’architettura postmoderna nacque negli anni sessanta negli Stati Uniti e raggiunse la sua massima espressione nel decennio successivo. Accanto a Charles Jencks (1939), che ne fu il teorico, il più attivo esponente della corrente fu Robert Venturi (1925). Il pensiero di Venturi confluì in testi come Complexity and Contradiction in Architecture (Complessità e contraddizioni nell'architettura) del 1966, che teorizzava la ricerca di un’architettura che fosse appunto tanto complessa e contraddittoria quanto la realtà contemporanea, e Learning from Las Vegas (Imparare da Las Vegas), scritto nel 1972 con la moglie Denise Scott Brown e l’architetto Steven Izenour. Il libro, che suscitò scalpore, era l’esito di uno studio sulla capitale americana del gioco d’azzardo, cresciuta vorticosamente in mezzo al deserto del Nevada e simbolo del modello di espansione della città negli anni sessanta. Per Venturi le insegne luminose, i cartelloni pubblicitari, le facciate dei grandi alberghi intrise di componenti kitsch che saturano il paesaggio urbano di Las Vegas sono gli elementi simbolici di una nuova forma architettonica, che non va ignorata con snobismo ma osservata e addirittura presa a esempio.

Vanna Venturi House


Anche nella progettazione Venturi seppe mescolare gli elementi del linguaggio classico con la cultura pop statunitense, sostenendo un’idea di "complessità” come accettazione dei problemi posti dalla realtà. Nella casa costruita per la madre (1962-64) a Philadelphia, Venturi riprende il modello americano della “casa nella prateria" ma lo reinterpreta alla luce dell’immaginario infantile, proponendo una struttura e linee semplificate e una disposizione degli elementi in apparenza casuale, come ben evidenzia la facciata: dal timpano (componente della tradizione architettonica "alta” e del tutto inedito nelle abitazioni private) all’arco decorativo sopra la porta centrale, alla spezzatura del fronte, all’a-simmetria delle finestre e del camino. Nella casa, ripensata come una sorta di archetipo dell’immaginario collettivo, un rifugio sicuro in ogni momento della storia, Venturi rivendica il rapporto con la tradizione ma interpreta con inedita libertà stilistica, contaminando linguaggi diversi: «More is not less», risponde provocatoriamente l’architetto americano a Mies van der Rohe.
Il Postmoderno ha avuto esiti significativi anche in Italia, con i contributi di Aldo Rossi (1931-97) e soprattutto di Paolo Portoghesi (1931), che nelle sue opere e nei suoi scritti ha mediato le posizioni più rigide del Modernismo con elementi della tradizione classica, affermando i valori non solo funzionali, ma anche estetici, dell’architettura.
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