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Terremoto

Originario di Paduli, in Campania, Mimmo Paladino è stato, fra gli esponenti del gruppo “la Transavanguardia”, quello più sensibile al lascito di una cultura antica, di stampo mediterraneo, intrisa di archetipi e di un classicismo che affonda le radici nel mondo della Magna Grecia. Anche in opere che affrontano temi attuali, come Terremoto (1983), in memoria del drammatico sisma che colpì l’Irpinia nel 1980, Paladino crea una dimensione sospesa, arcana, dove le urla, la disperazione, la paura legate al dramma del disastro naturale del terremoto (la tela è stata da molti associata, nei modi compositivi, a Guernica di Picasso) sono attutite da un senso di silenzio universale, da un ritmo solenne che ricorda, non a caso, quello della tragedia classica greca. La sintassi del colore, rigorosamente monocroma, bianco-nera, acuisce il carattere drammatico della scena ma, allo stesso tempo, suggerisce un effetto primitivo e ingenuo, da graffito rupestre, cui contribuisce la narrazione spezzata in dettagli figurativi riconoscibili - volti e arti umani, oggetti, croci, animali - e distillata come in tasselli affiancati, in uno spazio privo di profondità e di punti fermi. L’opera richiama per certi versi i graffiti di età preistorica proponendo una narrazione serrata, carica di simbologie di non univoca interpretazione.
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