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Masaccio, un pittore innovativo

La pittura di Masaccio, all'avanguardia del rinnovamento artistico in Italia, costituì la sintesi perfetta tra razionalità della visione e umanità dei sentimenti.
La rigorosa razionalità dell'architettura di Brunelleschi e il realismo delle sculture di Donatello produssero ben presto effetti anche sulla pittura. Il primo che mise in pratica questi insegnamenti fu Masaccio (1401-1428), il più grande pittore fiorentino del primo Quattrocento. Innovatore, come Giotto lo era stato nel Trecento, egli abbandonò le forme eleganti e preziose della tradizione gotica per dar vita a figure della monumentale compostezza, solenni come statue antiche. La profonda conoscenza della prospettiva e del mondo in cui la luce modella le forme e i corpi, lo portò a concepire un nuovo senso dello spazio, misurabile e concreto scandito da precisi rapporti proporzionali ai quali tutte le figure, compresi i personaggi sacri, dovevano sottostare. L'opera artistica di Masaccio esprime la visione del mondo e gli ideali estetici del Rinascimento, che riteneva l'uomo capace di raggiungere ogni traguardo facendo ricorso non solo alla fede di Dio, ma anche alla propria intelligenza.

A partire dal 1424, Masaccio dipinse nella cappella Brancacci (dal nome del mercante che commissionò l'opera) un ciclo di affreschi raffiguranti storie bibliche e la vita di San Pietro. A quest'impresa collaborò il pittore Masolino da Panicale più anziano e dunque ancora sensibile allo stile tardogotico. Le scene con il "Peccato originale" di Masolino e la "Cacciata del Paradiso terrestre" di Masaccio costituiscono l'antefatto delle "Storie di San Pietro".

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