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Bed


Realizzato alla metà degli anni cinquanta, Bed ("Letto”) vinse il premio per la pittura alla Biennale di Venezia del 1964, consacrando il successo del New Dada anche in Italia. Oltre che uno dei primi e più noti Combine paintings, fu anche una delle prime opere di Rauschenberg a essere venduta, in una mostra del 1958 organizzata nella galleria newyorkese di Leo Castelli. Se Peggy Guggenheim, infatti, era stata la promotrice dell’Espressionismo Astratto, spetta a Castelli, triestino d’origine e newyorkese d’adozione, il merito di aver valorizzato le ricerche new dada e pop.

Vero come la finzione


Bed è un manifesto della poetica new dada perché mostra per la prima volta, in modo plateale e provocatorio, l’elevazione dell’oggetto comune, nella sua semplice materialità, al rango di creazione artistica. L’opera - che mantiene il carattere di quadro perché è tradizionalmente appesa al muro - è in realtà un «prelievo» (secondo la definizione coniata da Rauschenberg) dalla vita di ogni giorno. Il letto, cioè, non è soltanto un’immagine, ma un letto a tutti gli effetti, con cuscino, lenzuola e una trapunta realizzata a patchwork. Ed è addirittura sfatto, come se fosse stato appena usato, consunto, macchiato a tal punto da accrescere nello spettatore l’impressione di autenticità e, dunque, lo straniamento di fronte alla sua pretesa di essere un’opera d'arte a tutti gli effetti. L’intenzione dell'autore era quella di far meditare il pubblico sulla sottile soglia che separa la rappresentazione dal suo soggetto, la verità dalla finzione.

Un collage scultoreo


Nei primi Combine paintings l’artista procedeva applicando su grandi tele pezzi di giornale e di tessuto e intervenendo poi con energiche pennellate di colore. Già dalla fine del 1955, Rauschenberg cominciò ad assemblare al supporto elementi sempre più ingombranti e di genere diverso, dando vita a composizioni che non possono essere definite in senso proprio né pittoriche né scultoree. Si trattava di oggetti di uso più o meno quotidiano, o di frammenti raccolti ovunque - scatole di cartone, pezzi di legno, materassi, lamiere, vetri, specchi, barattoli, fili elettrici, parti di elettrodomestici, animali imbalsamati -, combinati fra loro e poi modificati dall’intervento del colore, usato come legante. Proprio come in Bed, dove le tracce di pittura colata aggiungono alle lenzuola sgualcite qualcosa di vissuto e, a tratti, di drammatico.

Un’opera concettuale


I Combine paintings rappresentano una riflessione inedita sul valore estetico dell’oggetto quotidiano, derivata dalla lezione del ready-made di Duchamp: proprio lo studio dell’opera del maestro francese spinse Rauschenberg a orientare la sua ricerca sulla dimensione concettuale dell’arte. In questo senso, i Combine paintings, attraverso l’equivoco sulla loro natura (di oggetto, ma anche di rappresentazione dell’oggetto) e grazie al loro sviluppo tridimensionale, destabilizzano gli usuali schemi percettivi dell’osservatore, portandolo a interrogarsi sull’essenza dell’opera d’arte e sul suo rapporto con la realtà. Secondo Rauschenberg, infatti, «la pittura stessa è un oggetto, e anche la tela»; ma non solo, nella sua opinione «non c'è ragione di non considerare il mondo una gigantesca pittura. Un paio di zoccoli non sono meno adatti per fare un quadro che legno, trementina e colori a olio. Una tela non è mai al completo». L’operazione dell’artista, infine, intendeva essere anche una risposta alla concezione dell’arte come trascrizione delle pulsioni profonde perseguita dall’Action Painting, cui tuttavia Rauschenberg rese un omaggio velato nelle sgocciolature di colori accesi inserite nella parte superiore del letto, che ricordano la tecnica del dripping.
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