Video appunto: Utilità come criterio di spesa

Utilità come criterio di spesa



Il principio dell'utilità marginale decrescente può fornire un criterio per capire le scelte di spesa del consumatore in termini di tipo e quantità dei beni acquistati.
Infatti, il prezzo pagato dal consumatore misura futilità, marginale che egli ottiene dall’ultima porzione che acquista di un prodotto.
Se per esempio acquistiamo un kilogrammo di pane per 2,50 euro, significa che 2,50 euro è il valore che noi attribuiamo all'utilità che ricaviamo da un kilogrammo di pane. Ma se nella nostra credenza ci fossero già dieci kilogrammi di pane, non saremmo disposti a spendere 2,50 euro per avere l'undicesimo kilogrammo. Quest'ultimo infatti, per la legge dell'utilità marginale decrescente, non sarebbe in grado di darci un'utilità pari al primo e per tale ragione noi non saremmo disposti a pagarlo lo stesso prezzo.

Così il consumatore, poiché all'aumentare delle porzioni consumate di un bene ne ricava un'utilità marginale via via decrescente acquisterà di volta in volta il bene che è in grado di offrire l'utilità maggiore per ogni euro di spesa.
Se per esempio il pane è il bene che in quel momento fornisce l'utilità più alta, il consumatore inizierà acquistando pane. Tuttavia, poiché man mano procede nel consumo del pane la sua utilità marginale diminuisce, prima o poi finirà per passare l'acquisto di un altro bene, la cui utilità sarà ora superiore a quella del pane.