Ominide 7321 punti

I sistemi di finanziamento


Il decentramento di funzioni e compiti determina una notevole espansione della spesa degli enti territoriali. A essa non sempre corrisponde un sistema di tributi propri. Il finanziamento degli enti territoriali, infatti, può basarsi sul criterio della dipendenza delle entrate locali rispetto a quelle statali (centralismo fiscale) o su quello opposto dell'autonomia (federalismo fiscale).
Nel sistema del centralismo fiscale (o finanza unica) l'esercizio della potestà impositiva spetta esclusivamente allo Stato, il quale ha il potere non solo di istituire i tributi, ma anche quello di accertarli e riscuoterli. Il sistema è dunque caratterizzato dalla dipendenza della finanza locale da quella statale. Le prevalenti fonti di finanziamento degli enti territoriali sono: o la devoluzione di quote di entrate erariali, mediante l'assegnazione di una parte del gettito di determinati tributi statali; i criteri di ripartizione sono fissati dallo Stato con riferimento al fabbisogno dell'ente, alla densità della popolazione, al luogo in cui è stata prodotta la materia imponibile ecc.; o i trasferimenti di somme da fondi statali agli enti locali. I trasferimenti sono generici, quando possono essere utilizzati secondo le libere scelte dell'ente locale, oppure specifici, se destinati a una particolare spesa. L'entità dei trasferimenti può essere stabilita dallo Stato invia generale, secondo parametri fissi quali la popolazione o l'ampiezza del territorio, oppure determinata di volta involta, con riferimento alla particolare situazione economico-sociale di ciascun ente. Il centralismo fiscale realizza una maggiore unità di indirizzo nella gestione delle entrate e una maggiore possibilità di interventi redistributivi fra le diverse zone del territorio nazionale. Il suo funzionamento presuppone che anche l'attività politica e amministrativa sia prevalentemente accentrata a livello statale e che le funzioni e i compiti degli enti locali siano molto modesti: allora alla scarsa autonomia di entrata corrisponde una scarsa autonomia di spesa e in questi limiti per ciascun ente può realizzarsi un equilibrio economico-finanziario. Il centralismo fiscale è, invece, incompatibile con un sistema politico-amministrativo fondato sul decentramento: se le funzioni e i compiti degli enti territoriali diventano più ampi mentre il loro finanziamento continua a dipendere da trasferimenti statali, si spezza il collegamento fra le spese, decise autonomamente dai singoli enti, e le entrate, fornite dallo Stato. A causa di questa distinzione fra "chi spende e chi paga", i governi locali non hanno stimoli al risparmio e all'efficienza e il governo centrale spesso non è in grado di resistere alle pressanti richieste di finanziamento. Ciò contribuisce a determinare gravi situazioni di disavanzo sia nei bilanci locali sia in quello statale.
Nelle democrazie contemporanee, caratterizzate dal decentramento politico e amministrativo, il finanziamento degli enti territoriali è improntato al principio dell’autonomia secondo forme più o meno accentuate di federalismo fiscale.
Nel modello organizzativo del federalismo fiscale le amministrazioni locali hanno il potere di acquisire, gestire e impiegare risorse finanziarie proprie secondo scelte autonome rispetto al potere centrale. Il sistema è fondato sull'autonomia di spesa e di entrata, in quanto i beni e i servizi pubblici destinati a essere utilizzati in sede locale sono prodotti dai governi locali e finanziati dalla popolazione locale. Il vantaggio fondamentale consiste nel rafforzamento dell'autonomia e, al tempo stesso, della responsabilità dei governi locali per tutto ciò che riguarda le scelte di finanza pubblica. L'equilibrio di bilancio non è più assicurato dai trasferimenti a carico dello Stato e diventa quindi un obiettivo da perseguire in sede locale. I cittadini, sottoposti a prelievo da parte dell'amministrazione locale, sono in grado di valutare in modo più chiaro il rapporto fra gli oneri e i benefici della gestione pubblica e sono meno disposti ad accettare servizi non desiderati o scadenti. D'altronde hanno minori stimoli all'evasione se ritengono soddisfacenti la qualità e quantità dei servizi offerti dall'ente. Peraltro, quando in un territorio si produce e circola molta ricchezza, il gettito dei tributi è notevole e vi è maggiore possibilità di spesa per i bisogni pubblici: in sostanza viene utilizzata per la popolazione locale la ricchezza da essa prodotta. Il lato negativo dell'autonomia fiscale è rappresentato dall'accentuarsi delle diseguaglianze territoriali. Tali diseguaglianze possono aumentare se i singoli enti locali adottano criteri diversi nell'applicazione dei tributi: vi sarà in questo caso maggiore aderenza alle esigenze locali, ma una diversa distribuzione del carico tributario da zona a zona.
Hai bisogno di aiuto in Economia & Ragioneria?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email