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La questione dell'ammortamento e il valore del capitale netto


Il capitale effettivamente messo a disposizione di ogni lavoratore e capace di far crescere il reddito, tuttavia, non dipende soltanto dagli investimenti lordi effettuati nel corso dell'anno, dei quali ci siamo occupati sinora. Non va dimenticato infatti che anche il capitale, come ogni bene, è soggetto a logorio per l'uso, oltre che a obsolescenza tecnica.
Così se un impianto deve essere sostituito ogni 10 anni è un po' come se ogni anno ne consumassimo la decima parte. Gli economisti chiamano ammortamento la quantità di capitale che si deprezza nel processo di produzione e che deve pertanto essere sostituita per lasciare intatto lo stock di capitale effettivo.

Se assumiamo che la quota di deprezzamento del capitale sia costante nel tempo, per esempio pari a una quota d dello stock di capitale totale, possiamo rappresentare le necessità di ammortamento con una retta la cui inclinazione è costante e pari a d.

Abbiamo ora tutti gli elementi per determinare la quantità di capitale netto di cui mediamente potrà disporre ogni lavoratore e dalla quale, come abbiamo visto, dipende il volume di beni e servizi prodotti in un Paese. In particolare, la variazione del capitale per addetto sarà data da:

∆k= i - dk = sf (k)- dk

Osservando le funzioni degli investimenti e degli ammortamenti, possiamo notare che esse si incontrano in un solo punto S. In questo punto il valore dell'investimento lordo è esattamente uguale all'ammortamento (i=dk), per cui ci si limita a rimpiazzare il capitale che si è logorato e l'investimento netto è zero. In tale situazione, perciò, la quantità di capitale a disposizione di ogni lavoratore, che indicheremo con k*, tende a rimanere costante, cioè a non variare nel tempo.

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