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Politiche di contenimento

Le misure dirette a ridurre la spesa pubblica comportano notevoli difficoltà di attuazione, sia sul piano tecnico sia su quello politico ed economico. Da un punto di vista puramente tecnico, la politica di contenimento è lenta e difficoltosa perché molte voci di spesa hanno carattere rigido: gli stipendi, le pensioni, gli interessi vanno pagati alle scadenze prestabilite e per l'intero ammontare dovuto. Una consistente riduzione di queste spese può essere ottenuta solo mediante riforme che richiedono tempi lunghi per l'approvazione e ancor più lunghi per la concreta attuazione (riforma del pubblico impiego, del sistema pensionistico, ristrutturazione del sistema dei prestiti pubblici). Sotto il profilo sociale e politico le misure dirette a ridurre la spesa sono impopolari, possono generare tensioni sociali e far venir meno il consenso degli elettori. Ogni taglio alla spesa pubblica suscita reazioni negative perché sacrifica vaste categorie di persone che fino a quel momento ne avevano beneficiato; la resistenza dei cittadini, espressa tramite l'azione delle rappresentanze sindacali e dei partiti di massa, incide sulle scelte degli operatori pubblici i quali, per evitare situazioni di instabilità politico-sociale o perdita di consenso elettorale, generalmente rinunciano ad attuare riduzioni di spesa molto consistenti in tempi brevi, e preferiscono una politica di contenimento lenta e graduale. Sul piano economico, una restrizione drastica e improvvisa della spesa pro-voca una caduta della domanda globale. Si può innescare allora una serie di reazioni a catena per cui alla caduta della domanda segue una riduzione delle attività produttive e dell'occupazione, con conseguente ulteriore diminuzione della domanda, della produzione e dell'occupazione, in un processo cumulativo di effetti che può portare l'economia a gravi situazioni di crisi (moltiplicatore negativo). La necessità di evitare questi effetti induce gli operatori pubblici ad attuare le misure di contenimento con una certa gradualità e ad accompagnarle con un'adeguata politica delle entrate volta ad alleggerire il carico dell'imposizione tributaria. La riduzione della spesa pubblica incontra difficoltà e crea effetti negativi soprattutto quando viene attuata mediante tagli lineari, cioè misure volte a ridurre di una percentuale determinata l'entità delle somme stanziate in bilancio senza preoccuparsi degli effetti sulla finalità della spesa o sulla qualità dei servizi. I tagli lineari non soltanto sono impopolari ma sono anche criticati dagli economisti perché si limitano a contrarre la spesa e non incidono sulle cause del suo incremento.

Per questa ragione è sorta l'esigenza di elaborare nuovi strumenti di con-tenimento a carattere strutturale e selettivo, fondati sulla modifica dei meccanismi amministrativi che generano spesa e su una più efficiente ripartizione delle risorse fra le diverse attività pubbliche.

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