Marcoze di Marcoze
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I soggetti economici sono:
- Famiglie
- Imprese
- Stato
- Resto del mondo
Lo Stato decide le regole economiche di un sistema. Esistono tre tipi di sistema:
- Sistema liberista: lo Stato non entra nei fenomeni economici, limitandosi a garantire l’attività giu¬diziaria necessaria;
- Sistema socialista: lo Stato gestisce completamente l’economia e non esiste la proprietà privata;
- Sistema misto: lo Stato entra nei fenomeni economici ma esiste la proprietà privati e la libertà di mercato (detto anche sistema a economia mista o stato sociale).
Alcune definizioni per comprendere i concetti di base dell’economia:
Economia: deriva dal greco oikos (dimora) e nomos (amministrazione) e si può tradurre in modo semplice come “amministrazione della casa”. Economia significa quindi ottenere il massimo risultato con il minimo dispendio, con una saggia amministrazione dei beni.

Economia politica: scienza che studia ed esamina le categorie economiche e i rapporti sociali ad esse connessi.
Economia pubblica: azione economica dei pubblici poteri. Scienza che esamina l’operato dello Stato sullo sfruttamento delle risorse e la produzione di ricchezza. Le scelte dello Stato si river¬sano sul sistema economico, sui cittadini e sul mercato. I privati che agiscono nel mercato sono condizionati dalle azioni delle pubbliche istituzioni, e a loro volta le pubbliche istituzioni devono tenere conto del modo in cui si svolge il mercato. È un ulteriore ramo della macroeconomia. Ha natura economica in quanto deve soddi¬sfare fini molteplici tenendo conto della limitatezza delle risorse.
Finanza pubblica: l’attività diretta ad acquisire, gestire e impiegare il denaro occorrente a soddisfare i fini di pubblico interesse. Si concreta nelle entrate e nelle spese pubbliche.
“Fare economia”: valutare cosa è meglio comprare in un certo momento e cosa invece no, in base ai nostri bisogni primari (che sono illimitati) e tenendo conto della disponibilità di beni (che sono limitati).
Lo Stato deve quindi tener conto delle risorse (beni) di cui dispone, per poi poter capire quali bisogni sarà in grado di soddisfare e quali invece non sarà in grado di soddisfare.
Politica economica: insieme delle decisioni messe in atto dalla Stato al fine di amministrare il territorio. È l’intervento dello Stato sul sistema economico per realizzare obiettivi di interesse pubblico, scegliendo i fini da realizzare ed i relativi mezzi per provvedere alla loro realizzazione. Spetta alle forze politiche che governano il paese decidere fino a che punto lo Stato deve intervenire nel mercato. Sono esempio di politica economia: la politica monetaria, la politica fiscale, la politica di bilancio, le correzioni dei falli¬menti del mercato.

Lo Stato può intervenire nell’economia per molte ragioni:
- Cercare di soddisfare i bisogni collettivi attivando i servizi pubblici (trasporti, sanità, istruzione, ecc.), per i quali i cittadini pagano imposte, tasse e/o contributi;
- Risolvere i fallimenti del mercato, attraverso la regolamentazione dello stesso con apposite leggi e provvedimenti: ad esempio, trovandosi in una fase di depressione lo Stato opererà per rilanciare il sistema economico (es. costruzione di opere pubbliche per creare nuovi posti di lavoro), mentre tro¬vandosi in una fase di crescita, per evitare che si cresca troppo velocemente lo Stato opererà per frenare il sistema economico e controllarlo al fine di evitare squilibri.
- Garantire un’equa distribuzione della ricchezza, con pensioni, assegni familiari, indennità di malattia e infortunio, indennità di disoccupazione, ecc.
L’attività pubblica (attività dello Stato) ha potere coercitivo, ossia di imporre le proprie scelte ai cittadini, e, come già accennato, viene messa in atto valutando l’interesse pubblico per soddisfare i bisogni collettivi. Non si applicano i criteri del mercato in quanto i beni non sono destinati alla vendita e i costi vengono coperti con le imposte che versano i cittadini.

Le diverse teorie sul ruolo dello Stato nell’economia (intervento pubblico)

Liberismo classico: - garanzia solo dei servizi pubblici essenziali;
- nessuna interferenza sul mercati;
- finanza neutrale (non vengono gestite entrate e uscite);
- È l'offerta che crea la domanda.
Nel liberismo classico di Adam Smith esisteva il mercato di concorrenza perfetta: tutti hanno le informazioni, esistono tante piccole imprese, i prezzi sono prestabiliti e i beni reperibili a tutti.

Teoria keynesiana: - ruolo attivo dello Stato nel mercato;
- correzione dei fallimenti del mercato;
- finanza funzionale (vengono gestite entrate e uscite);
- È la domanda che crea l'offerta.
La teoria Keynesiana, elaborata da John Maynard Keynes, tiene conto del fatto che se un sistema economico cresce troppo, incombe nel rischio che le risorse che si hanno a disposizione non bastino per soddisfare i bisogni collettivi e lo Stato deve correggere questo tipo di fallimento in modo da evitare una crisi. Alcuni interventi attuabili possono essere, ad esempio, stabilire un aumento delle imposte sui cittadini in modo da limitare la loro spesa e quindi la domanda, oppure un aumento delle imposte solo sui produttore di un de¬terminato bene.
Nel caso in cui un sistema economico sia in rapida discesa il livello della domanda è molto basso, quindi lo Stato deve correggere questo tipo di fallimento per rilanciare l’economia. Alcuni interventi attuabili possono essere, ad esempio, un aumento del reddito dei cittadini per incentivare gli stessi a spendere maggiormente sul mercato, tenendo conto della propensione al consumo dei cittadini in base al livello del loro reddito, oppure costruendo opere pubbliche in modo da poter creare nuovi posti di lavoro e quindi liquidità per i lavoratori, che avendo un reddito saranno incentivati a spendere, rilanciando anche le imprese dando loro gli appalti per la costruzione delle opere.
Prima del crollo della Borsa di Wall Street, con la susseguente crisi del ’29, la teoria liberista classica, elaborata prima di tutti da Adam Smith (teoria della mano invisibile), era quella adottata nel sistema economico. Negli anni successivi al crollo del ’29, rendendosi conto del fatto che il mercato tardava a sistemarsi da sé (come sosteneva Smith, il mercato si sistemava da sé, senza intervento dello Stato) i leader politici iniziarono a prendere in considerazione la teoria Keynesiana come nuovo modello per tentare di rilanciare il mercato.

Negli anni ’70 l’intervento dello Stato era così ampio da determinare effetti negativi: fu allora che iniziarono ad affermarsi politiche e teoria di impronta neoliberista.

NEOLIBERISMO: - limitazione del ruolo dello Stato;
- ridimensionamento degli obiettivi e degli interventi;
- politiche di lungo periodo.
I neoliberisti non ritengono utile l’intervento dello Stato nei casi in cui ci siano squilibri nel mercato, prefe-rendo che il mercato si riequilibri da sé. Solo nel caso in cui il mercato si riveli non essere in grado di sistemarsi da sé, allora lo Stato interviene.

Dopo aver visto le tre teorie sopraelencate, vediamo la tendenza attuale:
Tendenza attuale: - riduzione della sfera pubblica (privatizzazioni);
- razionalizzazione dei servizi;
- dismissioni e liberalizzazioni;
- semplificazione delle regole (deregulation);
- alleggerimento dei criteri statali.
L’intervento dello Stato è giustificato quando si verificano una o più situazioni di seguito elencate:
- Inefficienza dell’allocazione delle risorse (quando i meccanismi del mercato non funzionano in modo ottimale);
- Scarsa equità nella redistribuzione della ricchezza;
- Squilibri congiunturali dei cicli economici (inflazione o disoccupazione);
- Quando la crescita non è abbastanza sostenuta.
L’intervento dello Stato può riscontrare difficoltà nel caso in cui ci siano:
- Scarse informazioni sulla realtà economica;

- Inadeguate valutazioni;
- Condizionamenti esterni (es. UE);
- Inefficienze esecutive (es. errata razionalizzazione dei servizi).

Gli interventi dello Stato e le sue politiche
Come già accennato, lo Stato deve spesso intervenire nel sistema economico ed attuare alcune politiche economiche per far fronte agli squilibri che possono derivare dalle imperfezioni del mercato.
Una politica che viene adottata è la politica fiscale, che consiste nel gestire le risorse finanziarie (spese ed entrate pubbliche, bilancio) individuando gli obiettivi da portare a termine, scegliendo gli interventi da effet¬tuare per perseguire questi obiettivi, determinando le misure finanziarie e reperendo le risorse. La gestione della spesa pubblica consiste nello scegliere dove e quando spendere il denaro pubblico e dove invece non spenderlo, mentre la gestione delle entrate pubbliche si effettua con l’imposizione di determinate tasse, im¬poste e contributi ai cittadini, dando loro in cambio servizi pubblici. Dall’insieme delle scelte sulle spese e sulle entrate ha origine il bilancio dello Stato, per il quale deve essere approvata dal Parlamento, entro il 31/12, la cosiddetta legge di bilancio. Se questa legge non viene approvata entro tale data, viene concessa una proroga fino al 30/4 dell’anno successivo, ma se entro questo termine non viene ancora approvata lo Stato non può effettuare nessuna spesa e nessuna entrata prevista nel bilancio.
La politica monetaria è adoperata dal sistema europeo delle banche centrali per controllare l’offerta di mo¬neta. Il T.U.R. (Tasso Ufficiale di Riferimento - detto anche T.U.S.) è pensato con la logica di favorire i rapporti tra le banche ed i privati. Per gli stati che adottano l’Euro, la Banca Centrale Europea (B.C.E.) ha la sovranità monetaria, cioè decide quanta moneta deve essere in circolazione e controlla le banche fissando il tasso massimo per i prestiti ed i finanziamenti. Il tasso di prestito, di solito, è inferiore al tasso di finanziamento. La B.C.E. impone il T.U.R. alle banche, che a loro volta lo impongono maggiorato ai privati.
La riserva obbligatoria è la quota che la banca trattiene.
Esistono anche le operazioni di mercato aperto, che consistono nella compravendita di titoli del debito pub¬blico. Se i titoli di stato vengono acquistati dai privati la moneta diminuisce in quanto i soldi vanno alla B.C.E., se invece è la B.C.E. ad acquistare titoli immette moneta nel mercato.
Lo SPREAD è il differenziale tra il tasso d’interesse sui titoli del debito pubblico. Se lo spread in uno stato è molto alto significa che in quel determinato stato c’è sfiducia, ovvero lo stato chiede soldi ma nessuno glieli vuole prestare. Quindi alzare lo spread significa cercare di incentivare a comprare i titoli di stato dicendo che gli interessi saranno molto alti. Ad esempio, se 150 = i BOT italiani / i BOND tedeschi il rapporto (lo spread) sarà di 150 a 1, se 1 = i BOT italiani / i BOND tedeschi il rapporto sarà di 1 a 1, cioè uguale (i= tasso d’interesse).
La regolazione prevede norme e provvedimenti per l’attribuzione di diritti e facoltà, come alcuni incentivi a determinati settori produttivi, e l’imposizione di limiti e obblighi, come appunto le imposte. Ha incidenza sulle scelte economiche degli individui (famiglie, imprese) e delle istituzioni pubbliche. L’analisi economica viene fatta tenendo conto degli effetti della normativa vigente e delle conseguenze della sua modificazione (es. ILVA di Taranto).
Le imprese pubbliche intervengono direttamente nel mercato con beni e servizi destinati alla vendita e atti¬vità contrattuale non coattiva, come dei normali privati. Le motivazioni di questo fenomeno possono essere sociali, al fine di evitare la formazione di monopoli privati, assicurare servizi pubblici essenziale e potenziare settori strategici, o economiche, per creare sviluppo in aree depresse e incrementare l’occupazione.
Le imprese pubbliche possono essere organizzate in diversi modi:
- Azienda autonoma: il capitale sociale è di proprietà dell’ente in un regime di diritto privato, ovvero di parità giuridica;
- Ente pubblico economico (E.P.E.): in un regime di diritto pubblico, ovvero di superiorità giuridica ri-spetto ai privati;
- Società a partecipazione pubblica: impresa privata con partecipazioni dello Stato.
Il sistema delle imprese pubbliche si è esteso nel tempo per cercare di realizzare obiettivi più ampi, fino a che la sua eccessiva espansione ha messo in luce inefficienze ed effetti negativi, come i possibili condizionamenti politici dal governo per interessi personali, inefficienze organizzative, distorsione della concorrenza e scarsa innovazione
Da questi effetti negativi sono derivati molti programmi di privatizzazione delle imprese pubbliche. La priva¬tizzazione è giuridica, ovvero da un regime di superiorità giuridica (E.P.E.) si passa a un regime di parità giu¬ridica (S.P.A.), redigendo il bilancio come una normale S.P.A., e in seguito economica, con la dismissione delle azioni ai privati (es. Poste Italiane, quotata in borsa, vende le proprie azioni ai privati). Lo Stato oggi tende ad assumere il ruolo di regolatore e non più di produttore.
Il demanio e il patrimonio dello Stato hanno la funzione di diretta realizzazione di interessi pubblici e sono mezzi dell’attività amministrativa, vengono gestiti in base all’esigenza di valorizzazione e possono quindi es¬sere dismessi se costano troppo.
Dal punto di vista giuridico il demanio è costituito dai beni pubblici fuori commercio (es. spiagge, fiumi, laghi, opere di difesa, porti, immobili di proprietà dello Stato) che sono diretti al soddisfacimento degli interessi della collettività e servono allo Stato per svolgere l’attività giuridica necessaria (difesa, ordine pubblico, giu¬stizia).
Sempre dal punto di vista giuridico il patrimonio o demanio fiscale è costituito da tutti i beni di proprietà dello Stato che non rientrano nel demanio. Essi possono essere indisponibili, cioè possono avere un vincolo di destinazione e possono essere concessi per determinati fini a determinate condizioni; i beni disponibili invece sono come dei normali beni in regime di diritto privato.

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