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La scuola Keynesiana rivolge la sua teoria economica principalmente al fenomeno della disoccupazione e giunge ad affermare che, per ridurre al minimo la disoccupazione, è necessario promuovere l'incremento dei consumi e degli investimenti. Se per raggiungere l'entità degli investimenti necessari all'equilibrio del sistema non sono sufficienti le risorse disponibili, deve intervenire lo Stato aumentando la spesa pubblica o stimolando la spesa del settore privato attraverso la riduzione delle imposte. Per combattere le crisi economiche lo Stato deve intervenire anche se ciò comporta n deficit di bilancio.
L'investimento stimola un aumento della produzione, l'aumento della produzione fa aumentare l'occupazione la quale, a sua volta, incrementa la domanda dei beni di consumo. L'aumento della domanda dei beni di consumo stimola l'imprenditore ad accrescere la produzione; questa aumenta nuovamente l'occupazione e l'aumento dell'occupazione incrementa nuovamente il consumo e quindi il reddito nazionale.

Secondo questa concezione, la spesa pubblica deve essere finalizzata alla costituzione delle infrastrutture intese come quelle opere che favoriscono le attività produttive dei privati (strade, ponti, porti, case, scuole ed opere pubbliche in generale). La rivoluzione Keynesiana provocò grossi mutamenti nell'atteggiamento in tema di bilancio dello stato. Le teorie Keynesiane furono applicate negli USA dal presidente Roosevelt (nel 1932), che attuò un massiccio intervento statale in campo economico noto come il New Deal.
IL NEW DEAL
Quello che è passato alla storia come il periodo del New Deal rooseveltiano fu caratterizzato da una complessità di indirizzi politici generali e da una quantità di contraddizioni tali da rendere perplessi e discordi anche gli storici più recenti sopra una sua interpretazione e definizione globale. Il New Deal segnò l'inizio di un periodo di riforme economiche e sociali che sollevarono a un livello mai raggiunto prima le forze progressiste e democratiche degli Stati Uniti.
Roosevelt intraprese una febbrile attività che lo portò ad ottenere dal Congresso poteri speciali di emergenza e fargli approvare in appena tre mesi (i famosi "100 giorni") un gran numero di leggi e misure che vararono concretamente il New Deal.
In ordine di importanza il primo problema che assillò Roosevelt fu quello della riorganizzazione dell'economia agricola; a parte i lavoratori neri, nessun'altra categoria sociale era stata più duramente colpita dalla depressione di quella degli agricoltori. L'anima del programma agricolo fu Henry Agard Wallace, studioso di agronomia e autentico braccio desto del presidente. Il programma stabilito dall'A.A.A (Agricultural Adjustement Act), prevedeva un generale riassorbimento agricolo che avesse come direttive principali la limitazione della produzione (con le relative assegnazioni ai coltivatori) e la distribuzione delle eventuali eccedenze in altri campi. A ciò si accompagnava la stabilizzazione dei prezzi, tramite prestiti governativi, il controllo del mercato e la facilitazione delle esportazioni. All'A.A.A incontrò l'ostilità di molti medi e grandi agricoltori che si rifiutarono di accettare le misure di controllo (pianificazioni, limitazioni imposte dal governo), ma nel 1934 il meccanismo iniziò a funzionare e portò a un generale riassestamento dell'economia agricola. Un altro campo a cui si applicò la spinta riformatrice di Roosevelt e dei suoi collaboratori fu quello dell'assistenza federale ai disoccupati. Lo scopo principale era quello di non accedere a forme di sussidio diretto, ma di impiegare la manodopera disponibile in imprese di utilità pubblica. Il progetto assistenziale si saldò così con quello di incremento dei lavori pubblici a spese dello Stato: i lavoratori vennero impiegati nella costruzione di strade e scuole, nella bonifica di terreni, nella sistemazione di aree destinate a parchi di ricreazione eccetera. Ancora una volta l'iniziativa riformatrice si scontrò con il malcontento di molti privati, che vedevano nel progetto una minaccia alla disponibilità di manodopera a basso costo per le loro imprese.
IL SECONDO NEW DEAL
Nel 1934, mentre l'economia degli Stati Uniti manifestava una netta ripresa in tutti i campi, l'approvazione dei conservatori al New Deal si fece sempre più forte ed organizzata. Questi si scagliarono contro il "trust di cervelli" del presidente (contro cioè quel gruppo di intellettuali che avevano sostituito gli industriali nella direzione dell'economia del paese) alleandosi d alcuni politicanti senza scrupoli. Nel 1935, sotto la pressione crescente dell'opposizione di destra, il governo inaugurò un indirizzo politico ed economico per certi aspetti diverso da quello seguito nei due anni precedenti. Si parla a questo punto di un secondo New Deal (1935-1940). Alcune istanze fondamentali del vecchio programma rimasero in vita, in più ne vennero introdotte di nuove per adeguare il precedente indirizzo alla nuova realtà economica americana.

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