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Efficienza ed equità



Se possiamo stabilire con certezza che i mercati di libera concorrenza sono efficienti nel senso che nessuno può migliorare la propria posizione senza peggiorare quella di qualcun altro, non possiamo con altrettanta sicurezza stabilire che il risultato ottenuto dal mercato sia anche equo.
Ricordate Paola e Francesca e la loro passeggiata in montagna con una bottiglia di aranciata? Allora ricorderete anche che qualsiasi combinazione di uso dell'aranciata collocata sulla frontiera delle possibilità era efficiente. Ma che cosa direste se Francesca bevesse tutta l'aranciata lasciando Paola a bocca asciutta? Probabilmente pensate che non sarebbe giusto e avete ragione. Dobbiamo allora concludere che la concorrenza può dar luogo a un'economia efficiente, ma non sempre equa. Per questo è necessario l'intervento dello Stato che, attraverso il sistema fiscale e l'erogazione di sussidi e servizi pubblici, ridistribuisce il reddito tra i cittadini in modo tale da garantire a tutti una dotazione minima di risorse che renda possibile la partecipazione al mercato.

Il problema del rapporto tra efficienza ed equità, e del ruolo dello Stato nelle società capitalistiche, è affrontato da Keynes in questo breve passo tratto da La fine del lais- sez-faire (1926).
Una pasticceria produce ogni settimana dieci torte e sei vassoi di pasticcini. Le torte costano 12 euro, mentre un vassoio di pasticcini costa 30 euro. La clientela della pasticceria è costituita da venti famiglie che amano le torte e non amano i pasticcini. Come potrebbe evolvere questo mercato?