2) I criteri di ripartizione del carico tributario

1) Le teorie economiche
Le posizioni elaborate dagli economisti per individuare il giusto carico tributario si riconduce a due filoni principali denominati dello scambio fiscale (controprestazione) e dell’equità fiscale (capacità contributiva).

Teoria della controprestazione

→economia classica e ha trovato sostenitori fino alla prima metà dell’800.

Interpretazione che trae origine da una concezione del rapporto stato-contribuente in termini di scambio volontario, il cosiddetto “approccio contrattualistico” secondo cui la ripartizione delle imposte deve essere commisurata al beneficio che i cittadini ricevono liberamente dai beni e servizi pubblici.


Teoria della capacità contributiva

→seconda metà 800 fino primi decenni 900


Sostiene che la ripartizione delle imposte deve essere commisurata alla capacità che ha un soggetto di pagare l’imposta (ability to pay).


2) La teoria della controprestazione

Secondo questa teoria (elaborata dagli economisti J.R.McCulloch e N.W. Senior) l’uguaglianza nella ripartizione del carico tributario si ha in caso di equivalenza tra i servizi pubblici (prestazione) offerti dallo stato e i tributi pagati dal contribuente (controprestazione).

Questo criterio non sempre può essere applicato; è utilizzato nella determinazione della tasse o imposte speciali, ma è impossibile applicarlo per le spese pubbliche (beni e servizi pubblici puri) che sono indivisibili e non-escludibili.


La rivalutazione della teoria della controprestazione.

I motivi principali della rivalutazione possono essere:
Il ritorno al libero mercato e il conseguente ridimensionamento dell’intervento pubblico
La maggiore efficienza,perché pagare in base al servizio goduto significa essere responsabili e in un certo senso non “sperperare”. Gli enti territoriali individuano meglio i soggetti interessati al servizio


3) La teoria della capacità contributiva

→formulata nel XIX sec da alcuni economisti, tra cui A. Wagner si articola in due assunti:

Gli individui che hanno uguale capacità di pagare le imposte devono essere tassati in modo uguale, cioè nella stessa misura → equità orizzontale.


Gli individui con diversa capacità di pagare devono essere tassati in modo diverso, quindi l’imposta grava maggiormente sui contribuenti più ricchi a beneficio di quelli più poveri → equità verticale

La teoria della capacità contributiva, o teoria dell’equità, è stata recepita in quasi tutte le legislazioni tributarie, ma occorre stabilire come “misurare” la capacità di pagare le imposte e quale tipo di imposta applicare: proporzionale, progressiva o regressiva.

A tal fine sono state elaborate dagli economisti delle teorie interpretative, dette “del sacrificio” e cioè: la teoria del sacrificio uguale, la teoria del sacrificio proporzionale e quella del sacrificio minimo.

La teoria del sacrificio uguale


( formulata da J.S.Mill) ritiene che le imposte siano equamente ripartite quando sottraggono a ciascun contribuente una somma di utilità uguale a quella sottratta agli altri.


In base a questo principio l’imposta dovrebbe essere generalmente proporzionale. Ma lo stesso Mill, riconoscendo l’esenzione dall’imposta per i redditi che garantivano il minimo di sussistenza, propendeva a un’imposta moderatamente progressiva. Ci sono anche economisti favorevoli all’imposta progressiva o regressiva.

La teoria del sacrificio proporzionale

(riconducibile all’olandese Cohen Stuart)


stabilisce che l’imposta è equa quando provoca a ogni contribuente un sacrificio di utilità proporzionale all’utilità totale che egli ricava dal proprio reddito.

Tale teoria individua, in generale, come criterio di imposizione quello della progressività, ma ci sono anche economisti orientati verso imposte proporzionali o regressive.


La teoria del sacrificio minimo per la collettività

(elaborata dall’inglese Edgeworth)


sostiene che un’equa ripartizione dei tributi debba avere come fine quello di rendere minimo il sacrificio globale provocato dal prelievo delle imposte.


Si tratta di prelevare a ogni membro della collettività le unità di ricchezza che hanno il minimo di utilità, e per applicare questo criterio occorre uguagliare le utilità marginali dei redditi che restano ai contribuenti una volta pagata l’imposta, e siccome l’utilità marginale della ricchezza dei ricchi è minore di quella dei poveri, occorre adottare un’imposizione fortemente progressiva.


I limiti applicativi delle teorie del sacrificio:
-Risulta difficile collegare la capacità contributiva all’andamento dell’utilità marginale, che è diverso per ogni contribuente, quindi non è possibile effettuare confronti interpersonali di utilità e non si potrà così confrontare i sacrifici (uguali, assoluti, minimi) che l’imposta richiede a ciascun contribuente.


Da nessuna delle tre teorie tranne che dalla terza, scaturisce un’indicazione precisa a favore della proporzionalità, della progressività o della regressività dell’imposta.

In definitiva, le teorie del sacrificio trovano degli evidenti limiti applicativi.

4) L’attuale principio della capacità contributiva

Nei moderni sistemi tributari , allo scopo di superare i limiti illustrati, sono stati individuati degli indici obiettivi, che misurano la capacità di un soggetto di pagare l’imposta. Tali indici possono essere:
Diretti(manifestazioni immediata) come il reddito, patrimonio, incrementi di valore del patrimonio
Indiretti(manifestazioni mediate) come consumi, scambi, trasferimenti.


Occorre rilevare che gli indici non sono rigidi nel tempo, ma possono essere arricchiti secondo il momento politico e sociale. →introdotta l’Irap, colpisce la potenzialità economica delle attività produttive.


Altri elementi di valutazione.
Per una corretta valutazione, oltre agli indici, possono essere presi in considerazione altri elementi quali:

La provenienza del reddito: i redditi di origine diversa devono essere discriminati secondo la loro natura, secondo i sacrifici necessari per produrli o in base ad altre caratteristiche.

Le condizioni personali del contribuente: per esempio, un soggetto con figli a carico, o gravemente malato, a parità di reddito avrà una capacità contributiva minore di un single o individuo sano..

Per tenere conto della diminuzione della capacità contributiva , vengono previste delle deduzioni dal reddito ( oneri deducibili, cioè spese sostenute dal contribuente che possono essere sottratte direttamente dal reddito lordo della base imponibile )e delle detrazioni dall’imposta ( come gli oneri detraibili, cioè spese sostenute dal contribuente che possono essere sottratte, in percentuale, all’imposta dovuta, e le detrazioni soggettive ).


per rendere più equo il prelievo, nei moderni ordinamenti tributari, sono previsti delle esenzioni per i redditi minimi, che consentono di non assoggettare a imposta quei contribuenti che possiedono redditi appena sufficienti a garantire il minimo vitale.


La capacità e la progressività.

Gran parte dei sistemi fiscali applicano imposte progressive, che aumentando in misura più che proporzionale

rispetto all’imponibile, soddisfano meglio le esigenze di giustizia tributaria, ma non significa che tutte le imposte devono essere progressive, bensì che il sistema deve essere informato a criteri di progressività.


Nell’ordinamento italiano, i principi della capacità contributiva e della progressività dell’imposta sono contenuti nell’articolo 53 della Cost. che stabilisce: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

In Italia l’imposta che garantisce tale funzione è l’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef).

5) Le critiche al principio di progressività

Già nel passato, Mill, padre della teoria del sacrificio uguale, sottolineò come il criterio della progressività penalizzasse maggiormente le persone che producevano di più, infatti egli riteneva che un’imposta proporzionale fosse equa, in quanto realizzava l’eguaglianza dei sacrifici.


La supply side economics.

L’economista californiano Arthur Laffer, esponente della supply side economics (economia dell’offerta) sostenne nel 1979, in un rapporto diretto al Congresso americano, che una riduzione delle aliquote dell’imposta progressiva avrebbe aumentato il gettito dell’imposta sul reddito.


Secondo la supply side economics una progressività esasperata diminuisce l’incentivo a lavorare, alimentando quei fenomeni economici dannosi come l’evasione e la rimozione dell’imposta.

La curva di Laffer.

Laffer arriva a queste conclusioni attraverso una rappresentazione grafica nota come curva di Laffer, che cerca di individuare l’aliquota che rende massimo il gettito fiscale, tenuto conto che, all’aumentare dell’aliquota, fino a un certo livello il gettito cresce e poi inizierà a diminuire.


La flat rate tax, imposta basata su due soli scaglioni di reddito, cui corrispondono due aliquote, piuttosto basse e poco distanti l’una dall’altra(quasi proporzionali).

Comunque la politica di diminuzione del carico fiscale adottata da Reagan non ha sortito gli effetti ipotizzati da Laffer, anzi ha costretto le amministrazioni successive ad aumentare di nuovo le tasse per far fronte al deficit che si era creato.

Attualmente diversi paesi dell’est hanno adottato, per la tassazione delle persone fisiche, un sistema flat rate tax, basato su un’aliquota fissa (minimo 12% max 33%).

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