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La crisi economica che da alcuni anni colpisce l'Europa e gli Stati Uniti ha avuto inizio nell'estate del 2008 con il fallimento della banca americana Lehman Brothers, che fu costretta a licenziare in pochi giorni tredicimila dipendenti. Non si trattava infatti dell'unica impresa in difficoltà con i suoi creditori, dal momento che diverse altre banche rischiavano di trovarsi in una situazione di insolvenza, evitata solo dall'intervento straordinario del Governo federale degli Stati Uniti. Tali difficoltà derivavano dal fatto che molte banche americane avevano concesso una quantità rilevante di prestiti immobiliari (cioè mutui per l'affitto delle case) a soggetti che non erano in grado di restituire regolarmente le somme dovute.
Non solo: i prestiti in questione furono quasi sempre "cartolarizzati" dalle banche, nel senso che i relativi crediti nei confronti dei mutuatari vennero trasformati in veri e propri titoli, ovvero in documenti che incorporavano il diritto alla restituzione delle somme prestate, e venivano poi trasferiti come qualsiasi titolo di credito. Si creava così una ricchezza in larga parte artificiale, sia perché basata su impegni di pagamento che spesso non erano mantenuti sia perché le garanzie reali dei crediti, costituite dagli immobili che i mutuatari possedevano, furono ben presto vanificate dalla forte diminuzione dei prezzi degli immobili stessi.

La situazione appena delineata portò rapidamente ad una crisi finanziaria di grande rilievo, tenendo conto che numerosi soggetti, soprattutto banche e assicurazioni, erano stati coinvolti nella pratica del denaro facile. D'altra parte, se entra in crisi il sistema finanziario, le conseguenze negative si trasmettono all'economia nel sui insieme, per cui diminuiscono gli investimenti e le attività produttive, diminuiscono i consumi, diminuisce il prodotto interno lordo (PIL) del Paese considerato.
Rispetto alla crisi finanziaria che abbiamo appena descritto, quali sono i principali problemi dell'economia italiana? Un primo e fondamentale problema della nostra economia è il debito pubblico molto elevato che supera il 120% del reddito nazionale, mentre in base alla normativa europea di stabilità non dovrebbe essere superiore al 60%. Questo fatto comporta il pagamento di enormi interessi da parte dello Stato.
Un altro problema dell'economia italiana riguarda il completamento dell'integrazione europea, in particolare per quanto concerne la politica economica comunitaria e il governo della moneta unica. Si tratta di un problema italiano - e non soltanto europeo - per il fatto che la presenza di un governo economico dell'Europa potrebbe consentire al nostro Paese di ottenere più facilmente, e pagando un interesse accettabile, la necessaria concessione di prestiti. Senza un simile governo, invece, l'Italia può essere condizionata dalla finanza speculativa: gli operatori, infatti, possono approfittare della situazione di debolezza dell'economia italiana per sottoscrivere i nostri titoli pubblici ad un interesse più alto.
Infine, un problema sicuramente importante dell'economia italiana riguarda la crescita delle attività economiche, considerando che ormai da due decenni il prodotto interno lordo del nostro Paese aumenta in una misura minima, soprattutto in relazione allo sviluppo di altri Paesi. Questo problema, cos come quello precedente, si collega in modo significativo con le problematiche del nostro indebitamento pubblico. Non vi è dubbio infatti che soltanto se aumenta la ricchezza complessivamente prodotta si può sperare di destinare una quota per ridurre il debito dello Stato.

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