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Coniugare sviluppo e ambiente


Va sottolineato inoltre che il “Rapporto Brundtland”, avanzando la nozione di “sviluppo sostenibile”, accetta implicitamente l’idea che sia possibile coniugare la crescita economica con la salvaguardia dell’ambiente, e cioè che non esista necessariamente un conflitto tra maggiori livelli di benessere, da un lato, e tutela del patrimonio naturale, dall’altro.
Tale prospettiva, d’altronde, rappresenta più un orientamento per il futuro che un dato acquisito.
Se infatti da un lato esiste unanimità nel riconoscere la necessità di orientare le politiche di sviluppo di tutte le aree del mondo a criteri di sostenibilità, dall’altro è fin troppo evidente come il modello fin qui perseguito non abbia rispettato tali criteri, così che oggi la questione dell’uso delle risorse risulta tra i problemi di maggior rilievo che l’umanità deve porsi.
Per un’analisi dettagliata del problema, è utile distinguerne gli aspetti globali da quelli più strettamente locali, ricordando che i primi riguardano le grandi questioni che interessano il pianeta nel suo insieme — effetto serra, deforestazione, desertificazione, buco nell’ozono, riduzione delle biodiversità, piogge acide—, mentre i secondi si riferiscono a situazioni più circoscritte, quali quelle relative all’inquinamento, alla congestione e ai rifiuti derivanti soprattutto dalla produzione agricola e industriale, dalla produzione di energia e dal sistema dì organizzazione dei trasporti, nonché dalle attività di consumo.
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