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Crescita, sviluppo e sottosviluppo economico

Uno dei problemi più gravi e appariscenti dell’economia mondiale contemporanea è costituito dalla grande disparità dei livelli di benessere e degli standard di vita della popolazione di diverse aree geografiche. Negli Stati Uniti il reddito pro capite medio annuo è superiore ai 30.000 dollari, mentre in molti Paesi africani esso raggiunge a stento la cifra di un dollaro al giorno.

I divari internazionali di reddito, peraltro, non sono uniformemente diminuiti nel corso del tempo: i Paesi sviluppati hanno manifestato tassi di crescita sostenuti, mentre molti Paesi arretrati non hanno conosciuto alcuno sviluppo economico o hanno addirittura denotato un arretramento assoluto degli standard di vita, rimanendo invischiati in veri e propri “circoli viziosi della povertà”.

L’economia dello sviluppo, rispetto alla semplice teoria della crescita, mira a individuare le condizioni che possono consentire ai Paesi sottosviluppati di uscire dalla condizione di povertà, assoluta e relativa, nella quale si trovano e di realizzare l'auspicato decollo economico, come è accaduto in passato a taluni Paesi entrati a far parte dell’élite delle nazioni progredite.

Per avviare lo sviluppo economico è necessario stimolare la crescita di capitale fisico, umano e sociale, che è normalmente carente, se non addirittura assente, nei Paesi arretrati. Assai spesso le risorse endogene sono però insufficienti, cosicché si rivela indispensabile il ricorso a finanziamenti esterni e alla cooperazione internazionale, anche per evitare che un indebitamento eccessivo su base privata generi esiziali crisi del debito.

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