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Coniugare crescita e sviluppo


Siamo giunti così a stabilire che la crescita economica implica anche sviluppo soltanto se essa è condivisa da tutta la collettività. Ecco perché negli anni più recenti sono stati messi a punto indicatori di sviluppo che, oltre a considerare il reddito pro capite, tengono conto anche di altri elementi, come l’aspettativa di vita alla nascita, l’alfabetizzazione, la disponibilità di servizi sanitari e così via, ovvero di indicatori in grado di rilevare non soltanto il livello del reddito di un Paese, ma anche il modo in cui tale reddito viene impiegato per migliorare il benessere della popolazione.

Come sostiene l’economista Amartya Sen (1933-vivente, premio Nobel per l’Economia nel 1998), infatti, il processo di sviluppo dovrebbe consentire a ognuno di «vivere a lungo, evitare le malattie curabili, essere ben nutrito, saper leggere, scrivere e comunicare, prendere parte agli studi letterari o scientifici» e, potremmo aggiungere, godere del riconoscimento dei diritti e delle libertà fondamentali. Tali forme di sviluppo devono d’altronde confrontarsi con strategie che sappiano valorizzare le culture locali e rendere le popolazioni dei Paesi arretrati protagoniste del loro processo di crescita.

La crescita senza sviluppo è la situazione di un Paese nel quale assiste alla crescita del reddito (anche in termini pro capite), ma non vi è miglioramento di benessere per la popolazione.
L'economia della crescita e l'economia dello sviluppo si occupano degli stessi problemi. In particolare l'economia dello sviluppo si occupa delle ragioni che provocano la povertà e del modo in cui possono essere rimosse.

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