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Il commercio internazionale:cause e conseguenze


Il commercio internazionale ha conosciuto un'espansione particolarmente sostenuta nei secondo dopoguerra, maggiore di quella del reddito. Le economie mondiali contemporanee sono sempre più aperte e integrate tra di loro.

Secondo l'opinione dominante, che risale a Ricardo, il libero commercio favorisce tutte le nazioni che vi partecipano. Ogni Paese tende a specializzarsi nella produzione di quei beni per i quali ha un vantaggio comparato, ovvero costi relativi più bassi.

Tale vantaggio comparato sarebbe riconducibile al fatto che ogni nazione ha convenienza a produrre quei beni che richiedono un uso intensivo dei fattori disponibili in quantità più abbondante. Differenze nei gusti, nella tecnologia, nei contenuti qualitativi dei fattori e rendimenti crescenti di scala possono però far sì che anche i Paesi più avanzati siano in grado di mantenere una specializzazione in beni ad alto contenuto di lavoro e scambiare tra di loro prodotti simili.

Il commercio internazionale può portare a maggiori disuguaglianze nella distribuzione dei redditi, difficoltà di nascita o sviluppo per le industrie strategiche, scomparsa di attività produttive specifiche e concentrate a livello territoriale: tutto questo spiega il frequente ricorso a misure protezionistiche, nonostante la dichiarazione generale di principio a favore dei benefici del libero scambio.

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