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Commercio internazionale e politiche protezionistiche


Non sempre tuttavia le cose vano per il verso giusto. Se infatti un'industria è caratterizzata da economie di scala rilevanti, come nel caso della produzione di aerei, interventi di politica economica volti a sostenerla, come sussidi governativi, possono avvantaggiare sia l'impresa, consentendole di entrare sul mercato e di espandersi, sia la nazione nel complesso, assicurandole l'ingresso in un settore strategico. Ciò è quanto ha fatto per esempio l'Unione europea sostenendo il consorzio Airbus, per consentirgli di reggere la concorrenza con l'americana Boeing. Il Governo della Comunità europea aveva evidentemente deciso che per l'Unione la produzione di aerei era particolarmente importante, dato che evitava una
pericolosa dipendenza dalle forniture degli Stati Uniti. Una politica di questo tipo, però, spinge anche il Paese concorrente a sostenere l'industria nazionale, per evitarle di incorrere in perdite. In tal modo il rischio finale è quello di dare il via a una lievitazione delle spese governative che, attraverso il sistema fiscale, si scarica sulla collettività.


Vi è poi una possibile spiegazione del ricorso a misure protezionistiche, forse la più importante nella realtà. Abbiamo visto che i benefici del libero commercio riguardano i consumatori nella loro totalità. Tali benefici possono esseri grandi per la nazione nel complesso, ma sono piccoli per ciascun individuo, perché si distribuiscono su un numero elevato di persone. Per contro i costi derivanti dalla chiusura di intere attività produttive, meno efficienti di altre a livello mondiale e quindi incapaci di sostenere la concorrenza internazionale, possono riguardare attività specifiche, magari concentrate a livello territoriale. Accade così che i soggetti economici svantaggiati dal libero scambio, ben identificati e coalizzati, possono costituire potenti gruppi di potere, in grado di influenzare voti e opinioni, e quindi le scelte della classe politica, inducendola a prendere decisioni protezionistiche a loro favore. Si pensi all'importanza della produzione di pasta o del tondino d'acciaio nel nostro Paese o a quella del mais e del cotone negli Stati Uniti. Misure protezionistiche in questi casi sono riconducibili alla difesa degli interessi dei produttori e alla loro importanza nel processo decisionale a livello politico.

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